“La Vus de l’Insubria” in tutte le case

Il periodico sarà distribuito a partire dal 21 dicembre. Lo comunica l'assessore Bianchi

Riceviamo e pubblichiamo

A partire da giovedì 21 dicembre, in tutte le case dei morazzonesi sarà
consegnato il foglio di promozione della Lingua Insubrica, “La Vus de
l’Insubria”, giornale trimestrale, apartitico ed apolitico,
completamente scritto in Lingua locale.

L’Insubria (o Lombardia-Occidentale), quel territorio delimitato a sud
dal corso del Po, a nord dai valichi alpini ticinesi, ad est dal fiume
Adda e che comprende ad ovest le attuali province di Novara e Verbania,
prende il suo nome dai Celti Insubri, una stirpe gallica di cui parlano
gli scrittori classici e di cui abbiamo notevoli testimonianze nei
ritrovamenti archeologici, nella numismatica, nell’epigrafia e nella
toponomastica locale.
In questa regione storica è in uso da secoli un idioma, la lingua
lombarda occidentale (o lingua insubrica), fino all’ottocento chiamata
“milanese”, in quanto lingua dell’ex Ducato di Milano, fondamentalmente
unitario nelle sue caratteristiche ed ancor oggi parlato da una parte
consistente della popolazione.
L’Insubrico gode anche del riconoscimento ufficiale datogli dalla
Comunità Europea con la Raccomandazione n°928 del Consiglio d’Europa che riconoscendo il “dialetto lombardo” [per dialetto si intende una lingua
autonoma, ma non ufficiale] afferma che “questo dialetto italiano
culturalmente importante (…) sebbene ancora vivente, rischia di scomparire a causa dell’influenza delle radio, dei giornali e delle televisioni”. La lingua Lombarda è citata anche nel “Red Book on Endangered Languages” – “Libro rosso sulle Lingue in pericolo” redatto dall’U.N.E.S.C.O. a cura del Prof. Salminen dell’Università di Helsinky.

L’insubrico ha antiche origini ed ha subito molteplici influenze: originario dai celti;la lingua da loro anticamente parlata costituisce il sostrato; subisce influenze dai romani che, innestando il latino sulle preesistenti lingue celtiche hanno dato avvio al processo di formazione delle lingue gallo-romanze di cui l’insubrico fa parte; subisce influenze dai longobardi che, subentrati ai romani nella dominazione dell’Insubria, hanno lasciato il superstrato linguistico (ad
esempio i suffissi in -engh); subisce influenze a causa dei Visconti che
adottarono l’italiano come lingua ufficiale del Ducato di Milano nel 1426; subisce influenze dagli spagnoli e dagli austriaci che, durante la loro dominazione hanno lasciato alcuni termini che ancora oggi fanno parte del vocabolario insubrico; infine subisce influenze dagli italici: con l’unità politica della penisola italica e l’utilizzo da parte dello stato italiano della lingua italiana in ogni ambito della vita, inizia l’influsso dell’italiano su tutte le altre lingue della penisola.
Successivamente, con la diffusione massiccia dei mass media ed in particolare della televisione, l’italiano scalza sempre più l’insubrico anche nell’ambito familiare.

Il giornale che i morazzonesi riceveranno, diretto da Marcel Picamei da Lecco, ha carattere prettamente culturale e scientifico. La redazione de “La Vus de l’Insubria” è formata da studiosi, ricercatori e appassionati da tempo impegnati nella riscoperta e nella promozione della cultura dell’Insubria intendendo per essa tutto quel territorio dove sono in uso varianti locali della lingua insubrica, altresì detta lombarda-occidentale.
Lo scopo primario degli editori, coincide con quello dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Morazzone. All’interno del giornale troverete articoli finalizzati a promuovere lo studio, la ricerca, la documentazione della cultura tradizionale, popolare ed etnica insubre in ogni sua forma ed espressione. Particolare attenzione sarà riservata alla diffusione della conoscenza del territorio dell’Insubria, dei suoi confini e dei suoi simboli, primo fra tutti l’antico e glorioso Biscione Visconteo.

Ogni popolo che voglia mantenere vivo il proprio “spirito” dovrebbe sentirsi in dovere di conservare la propria lingua, e conservare una lingua non vuol dire rinchiuderla in un vocabolario come reperto di un passato da ricordare, ma significa cercare di parlarla il più possibile in ogni situazione che lo consenta. Questo invito è rivolto soprattutto ai giovani, i quali, spesso, non sono in grado di parlare l’insubrico, affinché si interessino alla lingua della propria terra.
«Le nazioni o etnie si definiscono secondo il criterio più obiettivo possibile: la lingua materna, considerata come indice sintetico della nazione. Deve intendersi per lingua sia un insieme di dialetti intercomprensibili, sia una lingua unificata; […]» (François Fontan, padre dell’occitanismo politico).

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 dicembre 2006
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