Islamici in preghiera: a piedi nudi, sulla nuda terra
Scambi di accuse di estremismo tra comunità musulmana e amministrazione comunale gallaratese. Una soluzione sembra sempre più lontana
A piedi nudi sulla nuda terra. Ennesimo atto di una storia, quella che vede contrapposte comunità islamica e amministrazione comunale di Gallarate, che non sembra avere fine. Questa mattina, venerdì 31 agosto, i fedeli di Allah si sono ritrovati davanti all’ex centro culturale di via Peschiera a Cedrate: i tappeti sono rimasti ben chiusi all’interno dei furgoni e anche quelli “personali” sono stati depositati sulle scale, proprio sotto quello che resta dei sigilli apposti dal Comune nell’ormai lontano 2005. Un dispiegamento di forze dell’ordine imponente ha controllato che tutto filasse liscio, filmando uomini e ragazzi intenti nella rituale preghiera: non tutti hanno avuto la forza di togliersi le scarpe, la maggior parte le ha tenute ai piedi per non bagnarsi sul cemento ancora umido per le piogge degli ultimi giorni. Seduti a terra e poi inginocchiati con le facce sul cemento, i musulmani (un centinaio scarso) hanno pregato, hanno ascoltato il sermone e poi se ne sono andati: come sempre, come hanno fatto per mesi lo scorso anno e come facevano prima quando potevano pregare in via Peschiera (chiusa perché all’interno sono state rilevate violazioni dell’igiene da Asl e Comune e perché il contratto con l’affittuario era scaduto), poi quando hanno potuto riunirsi in via degli Aceri, nell’ex macello che hanno dovuto abbandonare la scorsa settimana, al termine dei sei mesi di accordo con l’amministrazione Mucci. Accordo che dopo la preghiera di alcuni islamici a tarda sera davanti allo stabile di via Peschiera e relativa amarezza (e abbondante “arrabbiatura”) espressa dal sindaco Nicola Mucci, sembra sempre più lontano se non impossibile.
Come detto tappeti e cellophane non sono stati utilizzati: «In attesa di verificare se questa via è privata o pubblica – ha spiegato l’avvocato della comunità islamica Bruna Tatiana Ruperto (foto) -, i fedeli hanno preferito non creare altri presupposti di conflitto. Se dovessimo accertare che la strada è privata, da settimana prossima agiranno di conseguenza. Per la preghiera sono state fatte le comunicazioni del caso e sono arrivate le prescrizioni della questura». Nel sermone, tradotto da Hamid Khartaoui, vice presidente della comunità islamica gallaratese, le parole nei confronti dell’amministrazione comunale sono state pesanti: «Il sindaco ci ha vietato di mettere i tappeti e i cellophane per “tutelare i cittadini di Gallarate”, dice lui. Per noi questa è solo la posizione del sindaco, una posizione estremista contro gli islamici. Non si è mai visto in un Paese musulmano che i cristiani siano costretti a pregare per strada, neppure nell’Iraq di Saddam. Noi rispettiamo la legge, facciamo quello che ci viene imposto. Ricordatevi e dite ai vostri figli che non sono i gallaratesi a volere questo, ma il sindaco di Gallarate e i suoi – ha detto Khartaoui ai membri della comunità -. Questa è una situazione da terzo mondo, queste cose le hanno subite gli ebrei: come loro dobbiamo resistere, questa è una nuvola che se ne andrà via. E se va avanti con queste decisioni, anche il sindaco di Gallarate non durerà molto sulla sua poltrona».
Mucci, lontano da Gallarate ma attento e informato su tutto ciò che succede, non fa sconti e risponde rispedendo al mittente le accuse di estremismo: «La posizione dell’amministrazione resta la stessa e non accettiamo oltre provocazioni e visioni estremistiche di elementi della comunità, o meglio gruppi di persone, perché non credo che la maggior parte degli islamici che vive a Gallarate voglia riconoscersi in simili prese di posizione – attacca il primo cittadino -. Noi abbiamo applicato la legge, abbiamo fatto quanto ci è stato chiesto e la volontà al dialogo ce l’abbiamo avuto anche per troppo tempo. Loro usano parole e toni aggressivi, ma di fatti per risolvere il problema non se ne sono visti, solo chiacchiere».
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