Studenti in piazza contro gli esami a settembre. I docenti: «Non avete capito»

Alta la partecipazione allo sciopero indotto dai ragazzi per protestare contro la reintroduzione degli esami a settembre. Concordi, invece, i professori, il sistema andava cambiato

È bastato rispolverare il vecchio sistema degli esami di riparazione a settembre per far rinascere negli studenti varesini la voglia di protestare. Molte le scuole semi vuote. Al liceo scientifico Ferraris di Varese mancava all’appello il 37% degli iscritti, al linguistico il 45%. Liceo artistico Frattini pressocchè vuoto, mentre l’astesione del classico varesino Cairoli è stata a macchia di leopardo. All’Itpa Casula, infine, partecipazione di massa solo al biennio.
Questa volta il tam tam attraverso i cellulari ha colpito nel segno. Ragazzini che avevano due o tre anni quando vennero posti in naftalina i temibili "esami a settembre" oggi alzano la voce per denunciare la politica miope del Ministro Fioroni.
Da oltre un decennio, infatti, vige il sistema dei debiti e dei crediti, un modello pensato per responsabilizzare maggiormente ragazzi e docenti ma che, di fatto, ha fallito. Di questa deriva sono convinti tutti gli operatori della scuola, divisi, però, sul modo di recuperare un minimo di serietà al sistema dell’istruzione.

«I ragazzi non hanno letto il decreto – commenta Daniela Tam Baj, dirigente del liceo classico di Varese – si sarebbero altrimenti resi conto che si vuole introdurre un sistema molto democratico che tutela soprattutto le fasce più deboli. Il mondo del lavoro è una giungla e ci si può salvare solo se si hanno competenze culturali adeguate. Se la scuola deve garantire a tutti gli strumenti di apprendimento in modo serio e responsabile, è nel loro interesse. Siamo ormai fanalino di coda in Europa nella certificazione delle competenze. Il periodo di bengodi è finito».

«Lo sciopero è frutto di una strumentalizzazione – commenta Rosario Oieni, dirigente dell’Itpa Casula – La riforma prevede che la scuola supporti i ragazzi nel loro percorso.Gli studenti, però, avevavo un atteggiamento scorretto e apprfittavano del fallimento del sistema dei debiti per fare il minimo indispensabile. I debiti nelle materie insegnate nel solo primo biennio, soprattutto quelle scientifiche, venivano scientemente snobbate. Mi fa piacere che i nostri studenti del triennio siano in classe. È un segno di grande maturità».

Sotto accusa, quindi, un sistema che, dopo tredici anni, ha dimostrato tutti i propri, pericolosi, limiti «La degenerazione aveva portato ad una totale anarchia nell’applicazione del sistema – sottolinea la vicepreside del liceo linguistico varesino Luisa Oprandi – Lo Stato non controllava nulla e si era arrivati anche ad una deresponsabilizzazione da parte degli insegnanti. Io sono convinta che il nuovo sistema, che obbliga la scuola a dare opportunità di recupero ai ragazzi, sia anche ispirato ad un modello fiscale importante che pone fine al lavoro estivo non dichiarato. Al maggior rigore, corrisponderà anche una maggiore attenzione da parte della scuola. Tutti, però, dovranno ritrovare una maggiore responsabilità»

Dal coro delle voci favorevoli ad un ritorno alla maggior severità si distacca il preside Paolo Baretti, del liceo artistico Frattini di Varese, non tanto per la necessità, condivisa, di ritrovare una maggior serietà, ma sul metodo: « Se non si creano spazi adeguati per il recupero durante l’anno, non si assicurare un buon servizio. Questo cambiamento radicale ci porta, inoltre, ad avere situazioni ibride, con ragazzi chiamati a fare la maturità il prossimo anno che devono saldare materie che, non solo non studiano più, ma anche con professori che non ci sono più….».

Gli operatori della scuola deplorano la manifestazione degli studenti ma senza troppa severità: «Anch’io, se avessi avuto la loro età, avrei scioperato – ammette Luisa Oprandi – Ma, con l’esperienza che ho maturato, mi rendo conto che i loro slogan non sono motivati. Il sistema dei debiti è dannoso e pericoloso e lo avrebbero pagato caro all’ingresso nel mondo del lavoro. Su un punto, però, condivido le loro paure. il cambiamento può portare ad un eccessivo irrigidimento del sistema: scuole e professori sono chiamati a ridare serietà alla scuola e non severità».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 ottobre 2007
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