L’identità che interroga, siamo insubri o globali?

Dibattito alla sala Montanari tra Casa Pound, Terra insubre e Ubuntu in occasione dei 150 anni dell'unità d'Italia. Si è discusso di patrie e di antenati

Varesini, insubri o cittadini del mondo? Oppure tutte tre le cose, oppure nessuna delle tre. In sala Montanari nella serata di ieri, venerdì 28 gennaio, si è discusso di identità. Un tema che interroga l’uomo da secoli sopratutto in relazione al cambiamento, quello che oggi passa da internet e dalla globalizzazione. Un tema che riempie le biblioteche di definizioni, come ha detto lo storico e scrittore Gilberto Oneto, invitato tra i relatori come rappresentante dell’associazione culturale vicina alla Lega, Terra Insubre. L’iniziativa, è stata organizzata da Casa Pound in occasione dei 150 anni dell’unità di Italia e, oltre a Terra Insubre, ha coinvolto il movimento culturale Ubuntu e il suo fondatore, Thierry Dieng.
Sull’identità hanno così discusso tre voci molto diverse per opinioni e posizioni. Alle spalle dei relatori il grande dipinto murale firmato dal pittore varesino Giuseppe Montanari, ricorda la guerra e quanto sia delicato affrontare questi temi senza avere alle basi una solida memoria del passato. Ricorda anche le conseguenze delle scelte di chi ha trasformato la condivisione etnica in un manifesto di violenza. Per questo, lascia quantomeno delusi, sentir discutere ancora di "aspetti biologici", come è avvenuto ieri sera, a un solo giorno di distanza dalla Giornata della Memoria.

«L’identità è un discorso di fattori comuni che sono etnici ma anche culturali, è il dato biologico unito a un progetto collettivo. Significa scegliere di tradire o meno i propri antenati: possiamo vedere oggi tanti giovani italiani che si fingono giamaicani senza nemmeno conoscere le opinioni di quella nazione con risultati che fanno pena. I discorsi sull’identità sono spesso intrisi della retorica buonista sull’integrazione e tutto ciò non ci dà nulla». Lo ha detto Adriano Scianca, responsabile della cultura di Casa Pound che ha esordito citando il fascismo che, «tra le cose che ha fatto portava in giro la gente e i bambini, con le colonie, a scoprire carnalmente la propria patria». A riportare il discorso sul cambiamento è stato Dieng raccontando l’esperienza personale: «Sono nato in Francia è ho avuto l’identità francese, sono venuto in Italia e sono diventato un po’ italiano, sono stato in Africa e ho assorbito altri aspetti. L’identità è un concetto in eterna evoluzione, il vissuto ci porta ad aprire le nostre menti al cambiamento: è importante avere solide radici ma non sottrarsi all’incontro con chi è diverso. Oggi le nuove sfide ci richiedono coesione fra esseri umani». E di nuove sfide ha parlato anche Oneto, sostenitore del concetto di "piccole patrie": «Dobbiamo individuare in quale cerchio porsi per risolvere i problemi. Qual è la dimensione migliore? A mio parere, in questo momento, l’Italia è una dimensione che non serve a niente. È l’agenzia delle entrate, una volta era la cartolina precetto. È la nazionale di calcio, niente di più. Per questo dico che non c’è niente da festeggiare nei 150 anni dell’unità di una nazione in cui non mi ritrovo. La nostra è una patria al contrario, per poterla costruire è stato fabbricato uno stato che non sta insieme e ancora oggi siamo qui a discuterne».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 gennaio 2011
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