L’Insubria accoglie l’archivio della poetessa Antonia Pozzi

Dopo la donazione da parte delle Suore del Preziosissimo Sangue, l'archivio e la biblioteca della nota poetessa sono custoditi presso il Centro Internazionale Insubrico di Varese

«Ricevere l’intero archivio e la biblioteca personale di Antonia Pozzi è per noi un onore, di cui avvertiamo anche tutte le responsabilità. Quando tutti i libri e i manoscritti sono arrivati qui 

all’Università dell’Insubria, c’era un clima di silenzio assoluto. Il nostro stato d’animo era 
contrastato: da una parte eravamo turbati, perchè ci sembrava di aver tolto dal comune di Pasturo (LC) qualcosa che era l’anima dei Pozzi, dall’altra eravamo soddisfatti che questo immenso patrimonio letterario potesse essere messo a disposizione dei giovani dell’università e di tutta la cittadinanza». Così il professor Fabio Minazzi, Direttore scientifico del Centro Internazionale Insubrico "Carlo Cattaneo" e "Giulio Preti", ha raccontato le fasi della recente acquisizione dell’Insubria dei quaderni, libri, fotografie e lettere della poetessa Antonia Pozzi, un patrimonio donato dalla Congregazione delle Suore del Preziosissimo Sangue. Il centro, in effetti, conserva ormai diversi archivi sulla “scuola di Milano”, corrente di pensiero lombardo che si è formata negli anni Trenta del Novecento attorno al magistero del filosofo Antonio Banfi
L’importante collezione, che si colloca all’incirca nello stesso periodo, è stata spiegata giovedì 29 gennaio presso il Centro Internazionale Insubrico dal professor Fabio Minazzi, da Suor Onorina Dino, studiosa della Pozzi e sua archivista storica, dalla dottoressa Graziella Bernabò, studiosa, e dal dottor Guido Agostani, sindaco di Pasturo, paese della Pozzi, presso cui, nella sua abitazione, veniva finora conservato il suo archivio.

Quanto riservata e rigorosa fu la breve vita di Antonia Pozzi, che si concluse nel 1938 con il suicidio, altrettanto le parole utilizzate in poesia, secondo la lezione ermetica dei primi del Novecento, sono “asciutte e dure come i sassi”, come le descrisse Montale, parole che trasferiscono peso e sostanza alle immagini, per liberare l’animo oppresso ed effondere il sentimento nelle cose trasfigurate. È Suor Onorina Dino ad essersi presa cura per una vita intera di tutti i libri della poetessa, che l’hanno vista impegnata nella lunga opera di catalogazione e anche di revisione per riportare le collezione intera alla fedeltà originale dagli interventi e dai tagli operati dal padre, esponente del Fascismo.
«Per quanto sentissi l’importanza di donare questo archivio all’Università dell’Insubria, mi sembrava stessi allontanando una parte di me» ha affermato la religiosa: «Sono altresì convinta che il Centro Internazionale Insubrico possa tutelare e valorizzare al meglio gli scritti, grazie alla presenza degli universitari». 

L’archivio creato comprende le poesie, i manoscritti autografi, le lettere, i quaderni e la vasta produzione fotografica, oltre alla sua Biblioteca personale. Per Graziella Barnabò, in questo modo, «si assicurerà alla Pozzi un ruolo preminente nella storia della poesia contemporanea – e più facilmente sarà possibile – utilizzare tutti i documenti per ricostruire la maturazione intellettuale della poetessa e ottima fotografa».

Il sindaco di Pasturo, Guido Agostani, ha voluto sottolineare il forte legame di Antonia Pozzi con la sua cittadina e viceversa: «Quando dice che lì sono le sue radici non crea solo un’immagine poetica, ma esprime i suoi sentimenti più veri, tanto da aver chiesto espressamente di esservi seppellita». L’intera collettività, inizialmente diffidente a questo trasloco, è ora disponibile a condividere un’iniziativa in ricordo della poetessa, d’intesa con l’Università dell’Insubria, in modo da valorizzare il rapporto di collaborazione.

L’archivio di Antonia Pozzi, come dicevamo, va ad arricchire il Centro Internazionale Insubrico dove sono conservati l’Archivio di Carlo Cattaneo (1801-1869), dall’esilio luganese alla sua morte, ma anche una serie di archivi concernenti la “scuola di Milano” fondata e diretta da Antonio Banfi (1886 – 1957): da Giulio Preti a Vittorio Sereni, a Daria Menicanti , Guido Morpurgo-Tagliabue , Giovanni Vailati e l’archivio del filosofo vivente di fama mondiale: Evandro Agazzi.
 
Per poter proseguire nel suo intento, l’ateneo ha lanciato un crowdfunding per reperire i fondi necessari a digitalizzare i contenuti, schedarli e pubblicarli.                           

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 gennaio 2015
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