“Lavoriamo, ma senza soldi è dura”

A quattro mesi dalla sua elezione, il Presidente della Provincia, Gunnar Vincenzi fa il punto della situazione di un ente in mezzo a un guado istituzionale e politico

vincenziSono passati quattro mesi dall’elezione di Gunnar Vincenzi ai vertici della Provincia di Varese. Un tempo dettato da molte incertezze sia per ragioni istituzionali che economiche.

Mentre la riforma del riordino delle autonomie locali è in discussione in Parlamento, da Villa Recalcati si attendono ancora alcuni fondamentale provvedimenti da parte della Regione.
«Finora c’è solo un atto di indirizzo di Giunta, – spiega il neo presidente Vincenzi – aspettiamo ancora di sapere dal Consiglio regionale quale saranno le nostre competenze e soprattutto con quali risorse economiche potremmo governare».
La questione non è solo un esercizio tecnico politico, ma sostanziale per molti servizi per i cittadini. Le strade, l’edilizia scolastica, la formazione professionale, tanto per far alcuni esempi, dipendono dalla Provincia e la situazione di stallo in cui siamo non aiuta certo a pianificare.
Presidente, partiamo dalla cronaca stretta. Settimana scorsa avete tenuto una conferenza stampa con il sindaco Fontana per parlare della situazione del Varese calcio. Come mai questa scelta?
«La squadra è una realtà importante per il territorio e quindi è naturale che gli enti si impegnino per trovare una soluzione. Noi possiamo dare un segnale a quanti fossero interessati a contribuire a uscire dalla crisi. Il nostro impegno non significa che ci sarà un coinvolgimento diretto nella compagine sociale».
Un appoggio che può dare frutti?
«Saremo contenti di trovare imprenditori e soggetti che vogliano impegnarsi per il Varese calcio. Qualcuno si è già interessato. Ora vedremo se porterà risultati concreti. Dobbiamo anche tener conto che abbiamo una squadra in serie B e questo ci permette di avere delle deroghe per quel che riguarda lo stadio. Una eventuale crisi profonda riproporrebbe anche un bel problema con la struttura sportiva. Dobbiamo scongiurare questo ulteriore rischio».
 
La nostra provincia è una delle ultime a non aver un gestore unico per l’acqua. A che punto siamo?
«Malgrado le tante incertezze, tra cui i ricorsi legali di Aspem, noi proseguiamo il nostro lavoro. L’Ato controlla la gestione del servizio idrico integrato che dovrebbe esser affidata alla società Alfa Srl, che però deve ancora esser costituita. Questa realtà dovrebbe occuparsi di prelevamento, distribuzione e depurazione delle acque. Siamo a metà del guado con il lavoro da fare, ma la situazione è davvero complessa sia per ragioni normative che economiche. A questo si aggiungono poi diversi problemi politici. Il 31 dicembre sono scaduti i termini e rischiamo il commissariamento. Ora dobbiamo correre e facciamo appello al senso di responsabilità di tutti gli amministratori per il bene di tutti i cittadini. È importante che Alfa srl parta per poter definire le tariffe e lavorare sugli investimenti necessari soprattutto per la depurazione delle acque».
 
Un altro tema caldo è quello del personale…
«Ci siamo mossi in due direzioni. La prima è quella che riguarda la normativa che prevede che entro il 31 marzo il costo del personale venga ridotto del 50%. Questo significa intervenire su 260 lavoratori su 509 che abbiamo in organico. È nostra la responsabilità di individuare le persone perché vengano messe in mobilità e poi riassorbite da altre amministrazioni. Nessuno perderà il posto di lavoro, ma ci sarà una profonda riorganizzazione. Il secondo intervento lo abbiamo fatto al nostro interno anche grazie alla collaborazione con le organizzazioni sindacali. In Provincia erano presenti 74 posizioni organizzative che avevano una specifica indennità economica. Per il momento, con grande senso di responsabilità per i soggetti coinvolti, abbiamo azzerato tutto, ma poi con il nuovo organigramma scenderemo a 41 posizioni».
 
Insomma, pare di capire che oltre ai problemi normativi ci sono gravi problemi di bilancio. È così?
«La Provincia vive dei contribuiti da parte del Governo centrale e delle Regioni. In questo momento viviamo una crisi davvero pesante. Avevamo circa cinque milioni in cassa e abbiamo scelto di usarli per pagare i fornitori in modo da dare respiro all’economia locale. Restano tanti problemi e stiamo facendo certificare alcune cose del passato che non ci sono chiare. In ogni caso ora aspettiamo i provvedimenti della Regione perché dipende da Milano avere le risorse per gestire le funzioni che vi verranno affidate».
 
Le strade, l’edilizia scolastica e la formazione professionale. Sono temi importanti. Cosa state facendo?
«Navighiamo a vista, proprio per quello che dicevo prima. Senza risorse economiche non si può programmare niente. Lo steso vale per la cultura o per alcune importanti attività come il Centro geofisico. Speriamo che questa situazione si sblocchi al più presto».
 
Con Expo alle porte è stata chiusa l’agenzia del turismo. Che ne sarà di questo settore?
«Siamo consapevoli delle potenzialità di questa attività e stiamo lavorando. La chiusura dell’agenzia non significa abbandonare quanto fatto. Abbiamo deciso di internalizzare il settore per riprendere un rapporto stretto con la Camera di commercio per un protocollo di intesa per la gestione del turismo. Un accordo che prevederà anche la partecipazione dei comuni. Per quel che riguarda il canottaggio la Regione si è impegnata, con il suo Presidente, a finanziare le attività. Per il bando di Expo stiamo iniziando a esaminare le varie posizioni nella speranza di poter erogare i contributi anche se stiamo facendo davvero fatica».
 
Con tante incertezze come si fa a programmare?
«Beh, noi ci proviamo e ci sono almeno due attività importanti che stiamo facendo oltre alla gestione dell’acqua. La stazione unica appaltante è la prima. Questa permetterà di seguire le gare di appalto dei comuni con grandi opportunità di risparmio e migliore gestione per le amministrazioni. L’altro settore in cui ci muoviamo è quella dell’assistenza ai comuni con una presenza attiva su vari tavoli aperti. Si pensi solo alle infrastrutture con la ferrovia Arcisate-Stabio, Malpensa e la linea Bellinzona Gallarate».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 febbraio 2015
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