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“Mio figlio ha mosso i primi passi e io non c’ero”

L'interessante riflessione di un giovane papà: "Ho una buona professione, mi piace ma avrei voluto esserci quando il mio bambino s'è alzato in piedi. Sull'altare del lavoro sacrifichiamo il nostro tempo e quel che conta di più"

Avarie
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Alberto, libero professionista, partner di un’agenzia di consulenza, ieri pomeriggi ha fatto un post sul suo profilo Facebook che a nostro avviso avvia un’interessante riflessione. Gli abbiamo chiesto l’autorizzazione a diffonderlo e lui volentieri ce l’ha concessa. 
Alberto ha un lavoro che gli piace, che lo soddisfa, sa benissimo di essere una persona molto fortunata e certo non si è mai lamentato ma, c’è un ma: ieri il suo bimbo al nido s’è alzato in piedi e ha mosso i primi passi mentre lui era impegnato altrove. 
Niente di “grave”, a molti altri papà sarà successo di non essere in casa quando il proprio figlio ha detto la prima parola, o ha fatto qualcosa di “straordinario” ma per Alberto è stato il momento per fare una riflessione: quanto tempo investiamo nel nostro lavoro perdendoci una parte importante della nostra vita?
E lo ha detto così….

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Mentre sono in ufficio a lavorare sodo (e per le prossime settimane, almeno fino a metà novembre, sarà anche peggio) mio figlio all’asilo si è alzato in piedi da solo. Io non c’ero. Meno male che Margherita lo ha visto mentre lo andava a prendere.

Io non c’ero.

Lavoravo. Come lavorerò in mille altre occasioni e lascerò al tempo libero le cose non che mi piacciono di più (i miei progetti mi piacciono quasi tutti), ma le cose che mi completano come persona.

Viviamo con un modello mentale sbagliato. Che ci dice che il lavoro è il solo modo per realizzare noi stessi e che attraverso il mercimonio del nostro tempo per denaro possiamo essere uomini liberi. Su questo altare sacrifichiamo quasi tutto. A qualcuno conviene, certo. Ma non a me.

E’ ora di una rivoluzione politica e culturale che esca dalle sale dei circoli di persone di buona volontà e si faccia largo. Che dica che la libertà è un diritto senza prezzo, che la dignità e il mutuo soccorso sono le basi dell’esistere.

Siamo esseri umani, complessi e ricchi.
Sacrificati ad un’ideologia stupida e che crea conflitto.

E oggi che mio figlio si alza e quasi va…anche dolore.

[Nota: io sono e resto una persona molto fortunata. Lavoro, il lavoro che faccio mi piace, mi trovo bene con le persone con cui lavoro. E il mio impegno non è che viene meno perché son triste o addolorato, anzi. C’è chi un lavoro neanche ce l’ha e che si lamenta che non ha accesso alle cose “di base”. Queste persone sì che si possono lamentare davvero.
La riflessione, però, vale ancora di più per chi sta peggio. Perché probabilmente è solo con un riequilibrio nella vita della maggioranza, e con una revisione o un riequilibrio delle priorità, che anche chi sta peggio potrà avere un’opportunità in un sistema che, quantomeno oggi, non è in grado di mantenere la promessa “dare un’opportunità a tutti”. Sarà anche solo “lavorare meno, lavorare tutti”, ma si può e si deve fare]

Alberto Marzetta

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 18 ottobre 2016
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