A lei, che non ci ha permesso di dire addio a nostro padre

Un pronto soccorso del territorio, due figlie che attendono di avere notizie mentre il padre motiva a pochi metri d a loro. Un trattamento che ha aperto una profonda ferita

fine vita cure palliative

Buongiorno dottore,

lei che era di turno la notte del 25 giugno al pronto soccorso di un ospedale della provincia di Varese. Questa lettera sarebbe potuta essere di ringraziamento per l’attenzione data a mio papà e per la gentilezza con cui ci è stato detto della sua morte ed è invece di grande sconforto.

Non doveva lasciar morire mio papà solo, quando fuori dalla porta io e mia sorella aspettavamo notizie. Non si può dire “è grave, gli mancano pochi minuti di vita” e poi “è morto o deceduto (non ricordo)” il tutto in un solo minuto, per poi accorgermi che dall’ora della morte a quando siamo state informate sono passati 8 minuti, 8 interminabili minuti in cui il mio papà è stato lasciato solo a morire.

Non si può dire solo dopo la sua morte che già dagli esami del sangue avevate capito la gravità, che lo portavate via per fare degli accertamenti e poi con le parole dell’infermiera dette in modo così crudele “gli mettiamo il sondino”.. tutto questo senza dirci nulla sulla gravità e quanto potesse essere vicino alla morte.

È stato inumano non avvisarci, ma soprattutto non darci la possibilità di tenere la mano al mio papà fino all’ultimo respiro. Ancora una volta dico, lo avete lasciato morire solo.

Il suo comportamento e quello della sua infermiera  lasciano rabbia e questa lettera, oltre ad essere di sfogo, serve anche a dire che i pazienti non sono soltanto un numero o un colore di codice, ma persone che arrivano da voi e mettono la loro vita nelle vostre mani e coloro che li accompagnano hanno il diritto di essere informati sullo stato di salute dei propri cari. 

L’essere umani è un fatto personale, e un proprio comportamento che va al di fuori di protocolli, lei il suo lavoro l’ha scelto e per me il suo comportamento è stato inaccettabile. Si è solo limitato a darci la terribile notizia e, con risentimento, quando le ho detto se il papà era già morto quando ci ha chiamato per dirci che era grave, non  ci ha dato la possibilità di stargli vicino  e di potergli dire quanto lo amavamo.

E non voglio trascurare nemmeno il fatto di non aver potuto chiamare in tempo la mia mamma per salutarlo. Ha invece lasciato me e mia sorella sul corridoio ad aspettare, a due metri di distanza dal nostro caro papà,  che abbiamo lasciato cosciente e convinte di poterlo riportare a casa vivo.

 Paola

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 luglio 2018
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