Sfruttavano clandestini cinesi facendoli passare per…giapponesi

La polizia di frontiera arresta otto persone: fabbricavano passaporti falsi per far arrivare gli immigrati negli Usa. La "tariffa" era di 40 mila dollari

Per superare i controlli di frontiera "truccavano" immigrati cinesi facendoli diventare giapponesi, forse ritenendo che questo pregiudizio razziale avrebbe tratto in inganno le autorità di controllo. 
Si è invece risolta con otto arresti e oltre cento passaporti falsi sequestrati l’ennesimo caso di illegalità che passava attraverso il canale internazionale dell’aeroporto di Malpensa. La polizia di frontiera e la procura di Milano hanno infatti smantellato un’organizzazione formata da cittadini cinesi residenti in Italia che si incaricava di far arrivare dall’Asia immigrati indirizzandoli poi negli Stati Uniti grazie all’impiego di documenti falsi. 
Base dell’organizzazione era un ristorante cinese di Milano, denominato "Allegria": il locale e l’annesso albergo fungevano da base di transito per i clandestini. Per quanto folcloristico possa sembrare l’espediente di trasformare un cittadino cinese in giapponese, esso consentiva all’organizzazione lauti guadagni: ogni immigrato, infatti, per raggiungere l’America doveva pagare 40 mila dollari, oltre 80 milioni di lire. Il giro d’affari della banda è dunque valutabile in termini miliardari. Secondo quanto ricostruito dalla polizia di frontiera di Malpensa, l’organizzazione contattava gli immigrati in Cina (ma tra i "clienti" sono stati trovati anche cittadini della Malesia): questi venivano fatti arrivare in Italia attraverso un normale visto turistico. 
Una volta raggiunto a Milano il ristorante "Allegria", avveniva la loro trasformazione: i cinesi venivano forniti di un passaporto falso apparentemente rilasciato dal Giappone, venivano rivestiti con un abbigliamento che li facesse assomigliare a dei manager di Tokyo o a delle comitive turistiche di Osaka e con questi connotati cambiati venivano imbarcati a Malpensa verso gli Usa. Proprio l’anomalo numero di cittadini giapponesi che raggiungevano New York via Malpensa ha dato il via all’inchiesta: prima radicata a Busto Arsizio, poi, una volta individuata la base del ristorante cinese, a Milano. Ed è stata proprio quest’ultima autorità giudiziaria a emettere le ordinanze di custodia cautelare: oltre agli otto arrestati, va messo in conto un altro cittadino cinese residente in Italia che risulta latitante. Sono state denunciate a piede libero anche tutte le persone, circa 150, che hanno acquistato il falso passaporto giapponese.

                                                                                                          

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Pubblicato il 10 Febbraio 2001
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