Tagli alla Electrolux, sciopero anche a Solaro dopo il piano dell’azienda che annuncia 1.700 esuberi
Fim, Fiom e Uilm contestano il piano industriale dell’azienda che prevede una riduzione del 40% della forza lavoro in tutte le unità produttive e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi
Da oggi, martedì 12 maggio, anche nello stabilimento Electrolux di Solaro i lavoratori aderiscono allo sciopero nazionale proclamato dai sindacati metalmeccanici dopo l’annuncio del piano di ristrutturazione presentato dall’azienda. La mobilitazione riguarda tutti gli stabilimenti italiani del gruppo e arriva in risposta ai circa 1.700 esuberi previsti sul territorio nazionale.
Secondo quanto comunicato dalle organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm, il piano industriale prospettato da Electrolux prevede la chiusura della fabbrica di Cerreto d’Esi e un forte ridimensionamento delle produzioni e del personale nelle altre sedi italiane. Una riduzione che, spiegano i sindacati, coinvolgerebbe quasi il 40% degli attuali 4.500 dipendenti presenti in Italia.
Lo sciopero anche a Solaro
Anche il sito produttivo di Solaro parteciperà dunque alle otto ore di sciopero nazionale indette dai sindacati, che parlano di «stato di agitazione permanente» e chiedono un confronto urgente con il Governo.
A Solaro – dove sono impiegati circa 500 dipendenti nella produzione di lavastoviglie di alta gamma – lo sciopero prevede per oggi un’ora e mezza per ogni turno, mentre per mercoledì sono state proclamate otto ore di sciopero nella giornata.
La richiesta dei sindacati al Governo
Nel comunicato i sindacati giudicano «inaccettabile» l’annuncio dell’azienda e chiedono un intervento immediato del Ministero delle Imprese e del Made in Italy: «Chiediamo al Governo un immediato intervento con una convocazione urgente al Mimit. Nei prossimi giorni coinvolgeremo le istituzioni locali per chiedere loro di fare fronte comune con i lavoratori» prosegue la nota.
Le organizzazioni sindacali sottolineano inoltre come la direzione aziendale abbia escluso una possibile partnership con il gruppo Midea, simile a quella già avviata negli Stati Uniti.
L’azienda: «Riorganizzazione necessaria per restare competitivi»
Dal canto suo, Electrolux Group spiega che il piano annunciato rientra in una più ampia strategia globale di riorganizzazione pensata per rendere il gruppo «più agile e competitivo» in un mercato europeo degli elettrodomestici considerato sempre più difficile. L’azienda sottolinea come il settore stia attraversando da anni una fase complessa, segnata da domanda debole, forte pressione competitiva, costi elevati e crescente complessità operativa.
Secondo quanto comunicato dal gruppo, il percorso di ottimizzazione riguarderà l’intero perimetro italiano, compresi i cinque stabilimenti produttivi, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza industriale nel lungo periodo. Electrolux parla di una razionalizzazione delle attività produttive, di una revisione dei volumi e di una maggiore concentrazione sulle gamme a più alto valore aggiunto.
L’azienda precisa che al momento non sono stati resi noti dettagli specifici sui singoli siti produttivi, poiché il confronto con sindacati e istituzioni è ancora in corso nell’ambito delle relazioni industriali.
Electrolux conferma inoltre che l’Italia continuerà a rappresentare un Paese strategico per il gruppo, sia dal punto di vista industriale sia per lo sviluppo di prodotto destinato ai mercati internazionali. Sulla base delle valutazioni attuali, il processo potrebbe coinvolgere circa 1.700 posizioni lavorative in Italia.
Infine, il gruppo assicura che eventuali impatti occupazionali saranno gestiti attraverso il confronto con le parti sociali e con misure pensate per attenuare le ricadute sui lavoratori coinvolti.
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Inevitabile…da una parte del mondo assistiamo alla Repubblica Popolare Cinese che sostiene da anni i propri gruppi industriali attraverso politiche di pianificazione, intervento pubblico e presidio delle filiere strategiche, utilizzando anche il settore degli elettrodomestici come leva di espansione globale anche andando in alcuni momenti in perdita operativa pur di penetrare i mercati.
Al contrario, Europa e Italia continuano a distinguersi per l’assenza di una politica industriale, lasciando piena discrezionalità alle multinazionali e accettando la ristrutturazione o la dismissione di interi comparti produttivi senza porre vincoli reali.
Andrà tutto allo scatafascio…oramai non c’è più alcun interesse a produrre nel vecchio continente. E Bruxelles da questo punto di vista dorme e sembra non interessargli. Qualcuno laureato nelle più prestigiose università decenni fa diceva che la globalizzazione senza vincoli avrebbe creato opportunità per tutti….oggi ne vedo solo per qualcuno e quel qualcuno ha avuto campo libero.