Marano, “un terun” in gamba
La nomina dell'ex parlamentare leghista a direttore della seconda rete Rai coglie di sorpresa anche i varesini
C’era rimasto male Antonio Marano quando, dopo avere tolto la fiducia al primo governo Berlusconi, un nervosissimo Bossi all’interno del pianeta lumbard iniziò una sorta di epurazione: fra coloro che egli non aveva ritenuto opportuno tenere con sé
C’era proprio lui, il varesino Marano che il senatur aveva voluto addirittura come sottosegretario alle Poste e Telecomunicazioni. Non era forse piaciuto al leader che l’esplosivo e attivissimo suo collaboratore avesse allacciato rapporti cordiali con l’ambiente televisivo romano e con Cecchi Gori, allora non ancora stella cadente. A Marano qualcuno disse però che era stato fatto fuori perché era un "terun": l’interessato lo seppe per telefono poco prima che un amico entrasse nel suo studio di direttore di Rete 55: Marano, che sino a quel momento aveva accettato serenamente e senza commentare la decisione di Bossi, si sentì calpestato assieme ai suoi genitori e giurò "vendetta"…. in dialetto bosino: avrebbe dimostrato che Bossi si erano sbagliato a sbarcarlo, che i "terun" sono gente in gamba. In pochi anni Marano di strada ne ha fatta: lasciata Rete 55 che aveva reso popolare e portato in alto, a Roma ha saputo solcare acque difficili ed affermarsi come alto dirigente di Stream creando un telegiornale che viene trasmesso da moltissime televisioni locali. Laureato in architettura, ha messo la sua creatività al servizio della tv, è un eccellente organizzatore e si fa carico di decisioni coraggiose. La direzione di una rete Rai è un passo enorme, ma Antonio Marano sa scegliere i collaboratori, ha buone idee e tanta voglia di lavorare. Non potrà mai essere come il suo predecessore, il mitico Freccero, ma i risultati, ci si può scommettere, lo premieranno.
La Tv in Italia ha perso un milione di " clienti ", la TV è deficiente ha detto Franca Ciampi: non solo per Marano, ma per tutti i lavoratori del settore è aperta una grande sfida.
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