E’ muro contro muro, ancora, tra maggioranza e opposizione, sulla decisione di aumentare le tariffe delle mense scolastiche. Un animato dibattito in consiglio comunale ha contribuito a rinfocolare lo scambio incrociato di accuse tra i partiti. La discussione è iniziata con la presentazione di un ordine del giorno da parte dei gruppi di centrosinistra. Il documento chiedeva di elevare il tetto di reddito pro-capite della terza fascia (dove si collocherebbe la maggior parte dei genitori) o in alternativa di inserire una fascia intermedia. L’opposizione si schierava anche contro la penalizzazione dei non residenti, chiedendo di applicare il calcolo ISEE anche a loro, evitando così di collocarli automaticamente nella fascia di reddito più alta. La riforme chieste dagli ulivisti hanno preso le mosse dalle 1600 firme consegnate in comune alla fine di maggio, da parte del comitato dei genitori che aveva organizzato la petizione e lo sciopero della mensa il 21 maggio scorso. «Dove sono finite quelle firme? – ha detto in aula Pierluigi Galli (Ds) – perché la giunta non ci ha comunicato nulla?». «La giunta ha seguito la questione passo passo» ha risposto Ivan Vecchio (Udc), assessore alla pubblica istruzione. «Quei 1600 genitori li ho incontrati praticamente tutti, lo spirito degli adeguamenti non è stato capito». Ma Vecchio ha espresso anche disponibilità al dialogo, ribadendo che il 28 giugno è convocata un’altra riunione con i genitori e che sta prendendo forma la commissione congiunta tra amministratori e cittadini per valutare l’andamento delle tariffe. Una linea del dialogo che ha suscitato la reazione stupita del capogruppo di An Fabio Castano («chi l’ha deciso e quando?»). Insomma, a settembre, Ivan Vecchio, che, secondo le voci di corridoio di palazzo Borghi, in questa vicenda ha rappresentato forse la parte più malleabile della giunta, si è detto disposto a rivedere tutto ma non a tornare indietro sulla fine dei contributi ai non residenti. La linea dura del centrodestra è stata invece incarnata dal sindaco Nicola Mucci, caustico verso l’opposizione e in particolare verso Gianfranco Selvagio (DL): «Voi avete detto ai genitori molte cose sbagliate fuori scuole, ma non avete avuto il coraggio di dire che l’indice Isee è stato introdotto proprio dal centrosinistra a Roma. Dovete poi spiegarmi come fare a coprire il costo del servizio, che per il 53% è a carico del comune». Gli ha risposto Dario Terreni (DL): «Avete fatto un appalto troppo costoso e ora non sapete come cavarvela». Polemiche ancora roventi, dunque. Per avere ulteriori elementi di analisi bisognerà attendere la presentazione delle domande, anche se proprio su questo punto l’amministrazione ha chiaramente detto, ieri sera, che molti cittadini sono reticenti perché non vogliono dichiarare le loro proprietà immobiliari. I primissimi dati parlano comunque di una distribuzione uniforme nelle fasce riservate ai redditi più comuni: 29% nella prima, 39% nella seconda, 30% nella terza e 2% nella quarta, ma è un campione ancona molto limitato di cittadini che hanno presentato la certificazione Isee; solo il 6% del totale.
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