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Si sono conosciuti subito dopo la guerra, in campagna, durante una serata tra amici partigiani. Lui, ex ufficiale del Nizza Cavalleria e medaglia d’oro della Resistenza, lei, giovane donna di nobile origini con la passione dell’arte. Comincia così la storia del conte Edgardo Sogno e di Anna Arborio Mella. «Io non ero partigiana perché stavo in campagna con i miei genitori e non avevo avuto modo di fare nulla, purtroppo. Quella sera ho visto un ragazzo molto festeggiato e mi sono chiesta chi fosse mai. Mi dissero che era il comandante partigiano "Franchi". E allora mi sono ricordata di quando tutti noi lombardi, durante la guerra, di notte ascoltavamo "Radio Londra", che mandava messaggi speciali per Franchi. Tutti pensavano che ci fosse dietro un esercito, invece erano quattro ragazzi, mio marito con cinque amici e qualche inglese. Grazie a lui sono arrivati gli aiuti degli alleati con i lanci, che poi distribuivano anche ai comunisti». Conte, diplomatico, partigiano medaglia d’oro, antifascista e falangista in Spagna, agente segreto, fervente monarchico e liberale. Chi era veramente Edgardo Sogno? «Era tutto ciò che ha detto. Un irriducibile sostenitore della libertà, anche a costo di un suo sacrificio personale, tutta la sua vita è stata così. Era sempre preoccupato innanzitutto che i comunisti non venissero avanti e che la libertà fosse salvaguardata». Sempre ad ogni costo? «Sempre, se c’erano situazioni illiberali diventava matto. Nel 1956 eravamo a Milano, i sovietici avevano invaso l’Ungheria. Una mattina mio marito mi dice "Parto per l’ Ungheria" "Con chi vai?" gli chiesi "Vado solo", rispose lui perentorio. E’ andato ed ha aiutato molta gente a scappare, mi ricordo che ci aveva portato a casa una persona molto perbene un professore che poi ha aiutato a scappare in America.».
Come avete vissuto la vicenda dell’arresto nel 1976? «Una beffa. Non ci sono stati né morti, né feriti, né bombe. Abbiamo avuto tutti una grande ilarità, abbiamo pensato: se prende il potere un comunista mi pare che il dovere di un liberale sia di fare in modo che non prenda il potere come ha fatto in tutta Europa. Accusavano Sogno di essere golpista, quando loro sono arrivati coi carri armati in Ungheria, in Cecoslovacchia. Quindi dovrebbero andare a nascondersi. Sogno non era un golpista, certo temeva per il suo Paese» Però fu assolto da quell’accusa «Per anni mio marito è stato assolutamente solo. La prima persona che l’ha aiutato a uscire dalla sua solitudine è stato il professor Aldo Mola, docente di storia che lo aveva invitato ad una conferenza. Ricordo che ho aperto la porta e ho detto: "Edgardo guarda c’è il professor Mola che ti invita ad una conferenza" e lui mi ha guardato come dire "Ma chi, io?" perché ormai era abituato ad essere trattato come un lebbroso» E oggi, che il giudizio è passato alla Storia? «Accade una cosa molto bella, mi arrivano molte lettere, soprattutto dal Sud, che ricordano la figura di mio marito. A Torino si è formato un comitato a lui intitolato. È stata apposta anche una lapide in suo onore proprio davanti a casa nostra. Dopo vari tentativi di oscurarla oggi è lì a testimoniare» Avete mai incontrato Luciano Violante dopo l’arresto? «Non l’ho mai conosciuto e anche mio marito non ha mai voluto parlargli. Una volta è andato in televisione e c’era Violante, lui non ha voluto né vederlo, né salutarlo, perché quando mio marito rischiava la vita e tanti suoi amici sono morti, questo signorino non era ancora nato, e si è permesso di trattare in questo modo una medaglia d’oro della Resistenza». Che giudizio avrebbe oggi Edgardo Sogno dell’Italia e della politica? «Senz’altro avrebbe avuto molte delusioni. Era un idealista e amava l’Italia anche attraverso i suoi simboli: la bandiera, la patria e l’onore. Lui che era contro le porcherie e le ruberie avrebbe, dunque, avuto l’ennesimo moto di ribellione».
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