Dalle campane agli antifurti, l’epopea dell’industria varesina

Presentato al Salone Estense "Varese Giardino dindustria" l'ultimo libro della collana edita dall'Unione industriali e dedicata al processo d'industrializzazione della nostra provincia

 

I luoghi comuni o sono banali generalizzazioni o verità monche. "Varese città di bottegai", adagio negativo e vecchio che si cita ogniqualvolta si voglia criticare la città, appartiene alla seconda categoria. La prova provata è contenuta nel libro "Varese Giardino d’industria", ultimo nato di una collana edita dall’Unione industriali della provincia di Varese. Se oggi questa provincia puo’ vantare il quarto posto in Italia per il contributo che l’industria fornisce alla formazione del valore aggiunto, questo lo deve alle sue origini mercantili e commerciali.
Gli autori del libro (Raffaella Ganna, Alberto Grampa, Pietro Macchione e Sara Macchione) hanno scandagliato le origini del tessuto produttivo varesino, facendo riemergere un antico humus commerciale (che rivaleggiava con le grandi città nordeuropee, soprattutto quelle tedesche) da cui germogliarono le prime generazioni di imprenditori. La   peculiarità dell’imprenditoria varesina, riconducibile a quell’input primigenio, sta nella sua originalità e versatilità.
Un tempo Varese aveva due modelli a disposizione e perdipiù vicini di casa: quello comasco, produttore di seta, e quello dell’alto-milanese, dove l’industria cotoniera era regina. Che cosa c’era di più facile e immediato, dunque, se non attingere da quelli? Invece gli imprenditori varesini scelsero strade differenti e originali , come se quell’imprinting originario agisse costantemente sulle loro scelte imprenditoriali. Oggi si parla in termini tecnici di caratteristica multi-distrettuale, elemento di forza e vanto per l’economia del territorio, ma se si dovesse tradurlo in un elenco di attività industriali, come hanno fatto nella loro ricerca gli autori, la sorpresa sarebbe notevole. Varese è stata recentemente leader  nella produzione degli antifurti, degli elettrodomestici e dell’aeronautica, ma in un passato più remoto era famosa nel mondo (Cina compresa) per le campane della Fonderia Bianchi, per la concia del pellame e le scarpe. Questa versatilità è stata anche un antidoto contro le crisi economiche che attanagliavano altre aree produttive, permettendo al territorio varesino di distinguersi positivamente anche quando lo scenario economico generale era negativo. «La storia industriale di Varese – spiega Marino Vago, presidente di Univa – ha conosciuto un’epopea straordinaria che continua tuttora seppure in altre forme e modalità. L’industria presenta oggi due caratteristiche che prima non conosceva: ha generalmente dimensioni più contenute rispetto al passato, ma , nel contempo, si è meglio distribuita sul territorio: non ci sono più forti concentrazioni in poche località e sono sorte diverse aree a destinazione . L’industria è presente nella parte settentrionale del territorio con il 27 per cento delle unità produttive dell’intera provincia e il 28 per cento dei relativi addetti, mentre la sola città di Varese ha una presenza di attività manifatturiere pari al 12 per cento del totale delle attività insediate nelle quali lavora peraltro ben il 27 per cento degli occupati».

Il sistema industriale varesino gode, dunque, di buona salute anche se ci sono smagliature che potrebbero minarne la competitività: l’insufficienza delle infrastrutture e la mancanza di un sistema locale del credito (negli ultimi anni la maggiorparte degli istituti di credito autoctoni sono scomparsi) attento alle necessità del territorio.

"Varese Giardino d’industria"
Pietro Macchione, Alberto Grampa,
Raffaella Ganna, Sara Macchione
Unione degli Industriali della Provincia di Varese

Redazione VareseNews
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Pubblicato il 09 Dicembre 2002
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