Il “vecchio” Psi fa il pienone

Varese - Oltre cento persone all'iniziativa dell'inaugurazione della nuova sede del partito di De Michelis

Un’altra iniziativa politica con il “tutto esaurito”. Domenica mattina è toccato alla palazzina della cultura di via Sacco rivelarsi insufficiente a contenere tutti i militanti, simpatizzanti e cittadini curiosi che hanno risposto all’iniziativa del “Nuovo Psi”. Il pretesto dell’incontro era l’inaugurazione della nuova sede locale di viale Valganna 128 intitolata a Sergio Marvelli, ma l’occasione era in realtà importante per capire quanto appeal avesse ancora, anche a Varese la proposta socialista. Da ricordare che nelle elezioni provinciali il “Nuovo Psi” si presentò da solo prendendo oltre 4mila voti con l’1,04% dei consensi. Antonio Matera, presidente della realtà varesina, e i suoi collaboratori saranno certamente contenti dell’esito. Una sala gremita e quasi quattro ore di dibattito con pochissime defezioni.
Causa un ritardo aereo il segretario nazionale, Gianni De Michelis, è arrivato solo a ridosso delle 12, ma è stato atteso con calore dai partecipanti.
Prima del suo intervento avevano preso la parola molti aderenti e attivisti del partito. Primo tra questi Lozito. «Noi non siamo ex, siamo socialisti e non ce ne vergogniamo». L’avvocato varesino poi ha ironizzato pesantemente con la Magistratura e con Di Pietro definendo il suo movimento “L’Italia dei valori bollati”.
L’attacco a Di Pietro e alla Magistratura che sarebbe l’esecutrice di un piano orchestrato dai comunisti per distruggere il partito socialista è stato un motivo di fondo su cui tutti gli interventi hanno insistito. Forse nemmeno in Forza Italia si respira tanto anticomunismo quanto se ne è sentito nella sala della cultura ascoltando i relatori socialisti.
Sono volate parole pesanti. Andrea Buffoni, ex senatore, e ora a capo di un gruppo civico in consiglio comunale a Gallarate ha parlato di “atti di terrore, di guerra civile”. Altri di golpe istituzionale e via di questo passo.
Oltre a questo tema, gli argomenti di fondo sono stati quello della scelta di schieramento a favore del centro destra, sulla posizione sulla guerra in Iraq, sul rapporto con lo Sdi di Boselli e sulle prossime mosse del partito.
Hanno preso la parola per ultimi l’onorevole Vincenzo Milioto, eletto in un collegio siciliano e l’onorevole Chiara Moroni.
Entrambi hanno messo al centro l’importanza dell’autonomia del “nuovo Psi” ribadendo però la bontà della scelta di stare con Berlusconi. «Non siamo guerrafondai, siamo per la pace, ma questa deve essere assicurata e bisogna combattere con chiarezza contro chi la mette a rischio. Condivido in tutto l’intervento del Presidente del Consiglio che è stato davvero un esempio di moderazione. Un vera delusione D’Alema che torna a essere massimalista e pieno di pregiudiziali». L’analisi della Moroni è quella di tutto il partito. Partito che sembra nemmeno sfiorato dai dubbi che oltre due terzi del mondo ha e con questi governi non certo proni a Cofferati, come qualcuno ha dichiarato di Fassino e del centro sinistra, come Francia e Germania.
Da ultimo è intervenuto Gianni De Michelis. Il vecchio politico, tra i più in vista e potenti della Prima Repubblica, amante della mondanità in modo sfrenato tanto da guadagnarsi spesso interrogazioni parlamentari ad hoc, non ha deluso i suoi.
«Dopo quello che è successo in questi ultimi dieci anni il fatto che ci si ritrovi è importante. Il congresso di aprile ci darà ancora più forza. Il nostro è un partito di sinistra, della sinistra moderata e riformista. La nostra scelta di stare con la Casa delle libertà è stata costretta dall’attuale sistema politico. Come potevamo stare con i postcomunisti che sono stati gli artefici del tentativo di distruggerci? La sinistra poi ha governato male il Paese. Andare da soli al voto in questo momento non aveva senso. Era come avere tutto l’equipaggiamento per giocare e poi stare in panchina. La nostra autonomia è però importante anche perché anche da destra si sentono scricchiolii. Noi dobbiamo lavorare per diventare sempre più forti e contare. Dipende da noi il salto di qualità. Il centrosinistra è atteso da due avvenimenti che lo disintegreranno definitivamente: il referendum sull’estensione dell’articolo 18 e la guerra in Iraq».
De Michelis ha poi raccontato le sue ragioni sulla guerra e ha così concluso un incontro denso, ma molto mono corda. Momenti più di revival che di analisi politiche che spiegassero davvero in cosa consiste la differenza di questo partito da altri presenti sulla scena politica. Un partito certamente glorioso, che ha segnato tappe importanti della storia non solo italiana, ma che oggi sembra solo rancoroso verso tutto e tutti. Un partito che sembra non volersi interrogare sul perché dei cambiamenti e che ragiona in termini politici solo considerandosi come l’interlocutore principe. Questo, a prescindere dalle questioni giudiziarie, che nulla hanno a che vedere con golpe o altro del genere, spiega forse perché in quella sala tanto affollata la sensazione di essere in mezzo a un gruppo di nostalgici fosse prevalente rispetto a ogni possibile e opportuna analisi politica.

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Pubblicato il 09 Febbraio 2003
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