Malattie professionali, l’antidoto sta nella sicurezza
Varese – Il primo incontro del 2003 coi rappresentanti della sicurezza sul pericolo degli agenti chimici. Presente anche l'ASL
Si chiamano silicosi, enfisema, broncopneumopatia, ma hanno anche il nome di altre patologie che non perdonano, come i tumori. Sono le malattie professionali che spesso, troppo spesso, uccidono o penalizzano i lavoratori che vengono a contatto, nel posto di lavoro, con sostanze chimiche pericolose.
Per questo motivo la Cgil di Varese ha indetto nella giornata di oggi, 26 febbraio, una riunione del coordinamento dei rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza, gli RLS, attivi in tutti i settori. La riunione, la prima del 2003, aveva come obiettivo quello di sensibilizzare mediante formazione e informazione i lavoratori circa il rischio chimico sui luoghi di lavoro.
«Un rischio che molto spesso porta alla malattia professionale più che all’infortunio sul lavoro vero e proprio – spiega Umberto Colombo, che assieme a Renato Franchi compone il dipartimento sicurezza della CGIL – , e che per questo non necessariamente ha attinenza con le aziende chimiche. Pensiamo alle lavoratrici e ai lavoratori del comparto delle pulizie, che ad esempio vengono spesso a contatto con solventi o agenti che solo apparentemente non producono effetti». Proprio per questo motivo l’incontro di oggi, che ha dato la possibilità ai rappresentanti della sicurezza intervenuti di fare il punto della situazione sulle misure di prevenzione dei rischi previste dal decreto legislativo 25/02.
Per l’importanza dell’evento è stata richiesta la presenza di due esperti dell’ASL di Varese, il dottor Pierluigi Turtuta e il collega Marco Bassi, del dipartimento prevenzione dell’ASL di Varese.
«Non è la prima riunione che facciamo, dato che anche le associazioni di categoria si stanno muovendo su questo campo – spiega Marco Bassi dell’ASL – . Le domande che ci vengono poste vertono proprio sulla definizione del livello di rischio: come stabilire se in un luogo di lavoro vengono impiegate sostanze pericolose, o quale sia la loro natura proprio per inquadrare il rischio, che può essere assente, moderato o alto. Nella fattispecie, per ciò che concerne le aziende chimiche esiste un rischio infortunio che può identificarsi a livello di utilizzo o funzionamento degli impianti; a livello di impiego di sostanze, con un contatto prolungato e costante con la sostanza utilizzata, si parla invece di malattia professionale».
Dal sindacato – erano presenti anche Sandro Carrera del patronato Inca e Renato Franchi, del dipartimento sicurezza Cgil – fanno sapere che altre iniziative di questo tipo verranno portate avanti anche su altri temi: l’aspetto legislativo, quello legato all’elettrosmog, o il rischio alcolismo sul posto di lavoro.
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