Chi accende i computer? Braccio di ferro tra comune e sindacati
Gallarate – Prima una lettera anonima che parlava di presunte mazzette, poi l'attacco della Rsu del comune contro il nuovo progetto di informatizzazione. La tecnologia non piace
New economy, vecchie polemiche. Passare dalla carte bollate ai files dei computer non è semplice per nessuno. Ma che il nuovo sistema tecnologico del comune (anagrafe elettronica, sito Internet e altro) potesse suscitare così tanto astio, non era prevedibile. E’ stata la Rsu di palazzo Broletto, a riaccendere una polemica che sembrava morta e sepolta, inviando al sindaco e ai capigruppo una lettera di fuoco. «La riorganizzazione dell’ente – scrive la Rsu – incide direttamente sulla qualità del lavoro: definizione dei criteri e delle caratteristiche dei programmi informatici sono inequivocabilmente materia di contrattazione». Per questo, l’organo sindacale chiede che venga applicato l’articolo 7 del contratto nazionale sulla contrattazione decentrata.
L’amministrazione aveva chiesto l’approvazione di una convenzione tra 10 comuni, denominata progetto Siscotel, per creare una sorta di “alleanza telematica” sul territorio. L’assessore all’innovazione tecnologica, Alberto Ramponi, non ha dubbi: «Siscotel è una collaborazione tra comuni e non ha bisogno certo del nulla osta del sindacato. Il progetto prevede anche un’apposita formazione ai dipendenti. Su questa, e sui metodi con cui sarà gestita l’innovazione, abbiamo già sentito il sindacato, firmando un accordo il 16 gennaio ».
Che cosa è successo allora? Voler intervenire e riappropriarsi del processi tecnologici, in genere diretti solo dalla direzione delle aziende, è un obiettivo classico del sindacalismo operaista, ed è proprio il concetto al quale sembra ispirarsi la lettera. Non a caso è stato Massimo Barberi, esponente di Rifondazione Comunista, a chiedere che l’approvazione della convenzione per il progetto Siscotel , venisse rinviata.
Così oggi la Rsu minaccia infatti di agire, passando per vie legali. «E’ un imboscata. C’è una strategia di qualcuno contro l’amministrazione e contro gli stessi lavoratori» ha tuonato il sindaco Mucci in aula. Non è la prima volta che i progetti hi-tech di Gallarate finiscono nell’occhio del ciclone. Due mesi fa, una lettera anonima inviata a tutti i consiglieri, agitò l’accusa di un giro di mazzette per l’appalto (il costo globale del progetto è di 1.387.605 euro). L’episodio suscitò una ferma condanna da tutte le forze politiche. E anche oggi l’Ulivo ha votato a favore della convenzione tra i 10 comuni, necessaria per richiedere i finanziamenti regionali (unico no quello di Rifondazione). «Il progetto è buono – ha ammonito il diessino Pepe – basta che venga affidato a uomini di buona volontà».
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