Su Calogero Marrone avviato l’iter: diventerà «Giusto tra le Nazioni»
Parlano gli autori di "Calogero Marrone. Un eroe dimenticato"
Prendono atto Franco Giannantoni, e Ibio Paolucci, autori di "Calogero Marrone. Un eroe dimenticato". La soddisfazione per la decisione del consiglio comunale di intitolare una via all’uomo che ha salvato la vita a decine di ebrei e partigiani, non stempera però la delusione e l’amarezza per il silenzio delle istituzioni più volte sollecitate a prendere posizione sull’argomento. Ma al di là della questione locale, la vicenda da loro sollevata ha contribuito a mettere in moto un’istruttoria che forse porterà ad iscrivere il nome di Calogero Marrone nell’elenco dei "Giusti tra le nazioni", uno dei più alti riconoscimenti della comunità d’Israele agli eroi nascosti che hanno salvato vite umane durante la shoah. Ne parliamo con gli autori.
Alla fine sembra che il consiglio comunale abbia acconsentito a ricordare Marrone.
«Vogliamo dire innanzitutto che non ne facciamo una questione personale. Era semplicemente doveroso. Nel contempo non possiamo che prendere atto del silenzio del sindaco Fumagalli che non ha mai risposto ai nostri appelli pubblici ad esprimersi sulla vicenda. Crediamo che questo rimanga un momento nero per l’istituzione. Il sindaco non ha nessun diritto di rimanere in silenzio sulla questione. E non ci spieghiamo se l’abbia fatto per motivi politici o culturali o indifferenza o una combinazione di questi fattori»
Del libro ne ha parlato diffusamente anche «La Padania», del resto.
«È vero. Abbiamo preso atto che «La Padania», diretta dall’amico Moncalvo, ha pubblicato stralci del nostro libro senza la nostra autorizzazione e dando enfasi alla parentela di Marrone con Umberto Bossi. Ci siamo chiesti piuttosto se «La Padania» sia il giornale di un altro partito, o Fumagalli sia il rappresentante di un’altra forza politica…»
Torniamo alla decisione presa dal consiglio. Come la giudica?
«Abbiamo saputo che le forze della maggioranza hanno cercato di complicare le cose, opponendo altre mozioni o indicando altri nomi di benemeriti locali alternativi. Ma Marrone non è alternativo a nessun nome, a nessuna figura. Incarna una vicenda che esce dai confini della storia della città, investe la Storia nella sua dimensione più tragica»
Come si può spiegare allora l’atteggiamento delle forze della maggioranza?
«Alleanza Nazionale fa il suo dovere. Ma gli altri…? D’altra parte sappiamo che in questa città vengono riesumati i busti di Umberto I. Dimenticandosi che al suo nome è legata la memoria di Adua, una sconfitta bruciante per l’esercito italiano; un nome quasi ancora impronunciabile dalla cultura italiana. C’è qualcosa di schizofrenico in questo. Il sindaco evidentemente non è insensibile alla storia, ma non a tutta».
È comunque un segno che il vostro lavoro ha mosso le acque.
«Non solo qui. Giorni fa l’amministrazione di destra di Catania ha dedicato una quercia nel Giardino dei Giusti di quella città a Marrone, insieme a Perlasca e a Giovanni Palatucci. Il comune natale di Marrone, Favara, ha appena realizzato una lapide commemorativa. La cosa più straordinaria è che, tramite l’ambasciata d’Israele, sappiamo che si sta avviando un’istruttoria che potrà far iscrivere Marrone nel novero dei Giusti tra le Nazioni, una sorta di consacrazione definitiva emessa dalla comunità israeliana»
I tempi?
«Normalmente sono procedure lunghe e complesse. Richiedono un lungo iter fatto di raccolta di documentazioni e testimonianze; dovranno essere ascoltati i testimoni, i sopravvissuti, i discendenti».
Domanda a rischio. Dove le piacerebbe vedere la via intitolata a Marrone?
«No, no, non mi pongo il problema. So che adesso l’iter sarà lungo. Che è difficile cambiare il nome ad una via già esistente. Dopotutto, se han trovato il modo di ricordare Liala…»
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