Foibe: una storia dimenticata

Varese – Incontro pubblico al teatro di Varese, con i rappresentanti dell'associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e Ottavio Missoni, sindaco del libero comune di Zara in esilio

Il 6 maggio 1945, le forze partigiane dell’Ossola, dell’Oltrepò pavese, della Valsesia, le brigate Garibaldi, Matteotti, le Brigate del Popolo sfilano in una Milano finalmente tranquilla. Nelle stesse ore Trieste, l’Istria, le terre del confine orientale, vedono invece l’avvento dei partigiani di Tito; ansiosi di conquista e di vendetta. Gli alti comandi anglo-americani non reagiscono in tempo e poi stanno a guardare. Trieste, l’Istria, Gorizia precipitano così dalla feroce oppressione nazista nell’altrettanto feroce oppressione slavo-comunista. Da quel momento foiba, diventa una sorta di sinonimo, per efferatezza, di lager o di gulag. Con un’unica differenza: il non politicamente corretto del termine, quasi sparito nel vocabolario storico e della politica: si dice che non servisse a nessuno rivangare; non agli americani che vedevano in Tito una spalla contro Mosca; non a De Gasperi che voleva tacere delle condizioni umilianti con cui aveva ottenuto Trieste libera. Non certo a Togliatti.
Da qualche tempo se ne torna a parlare. Lo si farà anche a Varese, in via ufficiale, quasi istituzionale. Il sindaco Fumagalli e il prefetto di Varese Nardone interverranno infatti martedì 6 maggio al teatro di Varese un incontro pubblico dal titolo significativo: «Una storia dimenticata. L’esodo di 350.000 istriani, fiumani, dalmati».
Nutrito il gruppo di relatori: Argeo Benco, presidente del Comitato Provinciale di Varese dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia; Ottavio Missoni, sindaco del “Libero Comune di Zara”; Lucio Toth, presidente dell’associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia; Bernardo Gissi, già sindaco del “Libero comune di Pola in esilio; il giornalista Piero Tarticchio.
L’associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia da tempo svolge una importantissima opera di contatto diretto, soccorrendoli nei loro bisogni, tutelandoli nei loro diritti, gli esuli dall’ Istria, da Fiume e dalla Dalmazia; vale a dire quanti, costretti dalla repressioni e dalla scomparsa della minoranza etnica italiana in quei territori, sono da settant’anni uomini uomini privi di radici.
Quanto a Missoni, il noto stilista varesino d’adozione ma dalmata d’origine, ricopre la carica onorifica di sindaco del libero comune di Zara, una sorta di virtuale comunità che ha nell’annuale raduno degli zaratini uno dei momenti più significativi. In ogni caso un testimonial ideale per conservare il ricordo e per dare voce a quanti hanno come prioritaria necessità, oltre alla verità storica, il diritto al culto della memoria propria e della propria identità.
All’incontro sarà presente anche il celebre violinista Uto Ughi.

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Pubblicato il 02 Maggio 2003
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