Azzurra Air: «Vogliamo conoscere la verità»

Ieri un incontro in Provincia: il presidente Reguzzoni promette attenzione istituzionale

Ci sono rimasti male i dipendenti, gli ormai ex dipendenti, di Azzurra Air a vedere quel servizio sul telegiornale. Nelle immagini si vedeva che uno dei tanti ponti aereo allestito per il trasporto di extracomunitari era affettuato dagli aerei Air Malta. Air Malta era la società che fino a qualche mese partecipava Azzurra Air, con il 49% del capitale. Poi la compagnia maltese decise di abbandonare: da li in qualche modo muove la crisi che ha portato al fallimento la società che ha sede a Gallarate. 
«Quei ponti aerei sono pagati dallo stato – mastica amaro un’ex pilota di Azzurra Air, lasciato a casa da gennaio – fa rabbia pensare che quei servizi fino all’anno scorso li facessimo noi».
La pilota ricorda di averne fatti parecchi, di quei voli, da marzo a luglio dell’anno scorso, nei momenti caldi dell’emergenza immigrazione. 
«Fa rabbia pensare che Air Malta tuttora prenda ancora soldi da contratti con lo Stato, mentre noi siamo qui senza certezze sul futuro e gli stipendi arretrati».
È proprio lo Stato che con incarichi specifici appalta i voli-ponte. 
Quando questo particolare è stato raccontato al presidente della Provincia, Marco Reguzzoni, sembra che anche lui sia rimasto stupefatto. 
Ieri, infatti, a Villa Recalcati si è svolto un incontro tra i rappresentanti della società dichiarata fallita settimana scorsa e i vertici provinciali. Reguzzoni si era già speso in prime persona mesi fa, nel momento clou della crisi di Azzurra Air. Ma nemmeno le sue promesse hanno potuto evitare il tracollo del gruppo e la crisi occupazionale dei 140 addetti. 
Ieri il presidente ha voluto nuovamente far sentire la propria vicinanza e sopratutto far da "garante" quanto meno alla liquidazione degli stipendi arretrati da qualche mese e di un impegno istituzionale per il riposizionamento del personale
Ma il paradosso degli aiuti statali ad Air Malta è la goccia che fa traboccare il vaso. 
«Non ci fermiamo qui a pretendere i nostri soldi o a sperare un ricollocamento. Vogliamo andare in fondo, se  è necessario promuovere una inchiesta parlamentare a Roma o a Bruxelles». 

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Pubblicato il 30 Luglio 2004
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