Don Giuseppe Noli nell’uragano di Haiti

Il prete opera sull'isola dallo scorso dicembre dopo 15 anni passati in Perù. I familiari: «Non abbiamo notizie, ma dal consolato dicono stia bene». Occorrono però aiuti

(30.09.2004) Si chiama Don Giuseppe Noli e da dicembre del 2003 si trova ad Haiti, a poche decine di chilometri da Gonaives, città dove nelle settimane scorse vi sono stati oltre 3 mila morti a causa dell’Uragano "Jeanne". Lui si trova a Marrouge dove svolge la funzione di parroco. Da più di tre settimane i parenti, che vivono ad Abbiate Guazzone, non riescono a parlare con lui, ma grazie al consolato di Haiti a Milano sanno che sta bene. «Siamo in attesa di sue notizie – spiega la nipote Elisabetta, 31 anni -. Il paese di cui si occupa si trova in collina, nella parte nord-ovest dell’isola, quella che guarda Cuba. Sono stati colpiti solo dalla coda dell’uragano, ma i danni sono tanti». (nella foto sopra: Don giuseppe, in ginocchio ad Haiti. Immagine sotto: la posizione di Marrouge)

Don Giuseppe ha 64 anni e ha dedicato la propria vita a cercare di aiutare e risollevare le persone meno fortunate, non solo con la religione, ma insegnando loro a camminare con le proprie gambe. Originario di Casate Novo, oggi in provincia di Lecco, si è trasferito a Tradate verso la metà degli anni ’60 subito dopo l’ordinazione sacerdotale: qui è stato coadiutore della parrocchia di Abbiate, dove oggi vivono la sorella a la nipote, una famiglia molto riservata, come lo stesso Don Giuseppe, uomo di poche parole e molti fatti. «Lui ha sempre avuto una particolare attenzione nei confronti di quelli che vengono considerati degli emarginati, di coloro che non hanno voce – spiega Elisabetta -. Lui apriva loro l’oratorio, non li escludeva: diceva sempre che se molti giovani erano lì con lui non potevano essere in giro a fare disastri. E così cercava sempre qualcosa da far fare a quei giovani».  

Una filosofia che Don Giuseppe si è portato dietro anche nella sua esperienza in Perù, dove si è trasferito nell’89, dopo essere stato parroco a Casbeno nell’80 ed essere diventato responsabile pastorale del lavoro nel Varesotto. 
In Perù, come prete della diocesi di Milano, vi è rimasto fino al 2003. «Si occupava della pastorale, del cattolicesimo, ma non solo – prosegue Elisabetta che per diversi mesi si era recata in America Latina per aiutare lo zio -. La sua missione consisteva anche nell’aiutare le persone di Huacho a risollevarsi, ad arrangiarsi da sole, non con semplice assistenzialismo, ma con progetti di educazione alla salute, apertura mense, creazione di scuole. Il suo scopo era soprattutto quello di far prendere coscienza di sè e delle proprie potenzialità a un popolo che per secoli è solo stato sottomesso. Insomma, creare una sorta di crescita culturale e sociale». (foto sopra: la strada per Marrouge)
In quegli anni, sono sempre stati molto stretti i legami con la comunità di Abbiate Guazzone, sia in termini di raccolta fondi, sia in termini di micro-finanziamenti con cui gente del Varesotto ha aiutato qualcuno in Perù ad avviare una piccola impresa, come aprire una falegnameria.

«Terminata la sua missione in Perù, è stata una sua scelta quella di andare in uno dei paesi più poveri del mondo, dove c’è più bisogno di aiuto». Infatti, Don Giuseppe è parroco di una vasta zona, suddivisa in piccoli villaggi, che raccoglie oltre 60 mila persone, dove il maggior sostentamento della popolazione è dato dall’agricoltura e dall’allevamento. Solo il 60 per cento dei bambini riesce ad andare a scuola il primo anno, un dato che scende al 40 per cento se si va avanti con l’età. La prima necessità è l’acqua e in questi primi mesi di attività, Don Giuseppe, con il sostegno della famiglia abbiatese e della parrocchia di Abbiate, ha dato vita a diversi progetti per cercare di aiutare la gente del posto: già avviati progetti per la costruzione di scuole, progetti di adozione a distanza per bambini che non hanno sostentamenti, e soprattutto la riapertura di un ambulatorio chiuso circa 5 anni fa. (foto: una delle 12 scuole della zona che avrebbero bisogno di un ampliamento)
«Lui ci manda delle lettere con alcune documentazioni e delle bozze di progetti – prosegue Elisabetta -. Noi qui pensiamo a svilupparli, a cercare finanziatori, ma non è sempre semplice. Adesso per esempio occorrerebbero degli infermieri. Ma dopo il passaggio dell’uragano ci sarà bisogno di un po’ di tutto. Purtroppo non lo abbiamo ancora sentito, sono saltati tutti i collegamenti, già prima molto precari». 

Intanto, il parroco di Abbiate Guazzone, Don Mauro Brescianini, ha indetto per domenica prossima, 3 ottobre, una giornata di raccolta aiuti da destinare ad Haiti. L’importanza di un lavoro come quello di Don Giuseppe non si vede solo nelle strutture realizzate, ma anche nelle persone che sono cresciute in nome di un ideale. Basti pensare che alcuni aiuti per Haiti sono già giunti dalla popolazione di Huacho in Perù. Popolazione, sicuramente non ricca, che non ha di certo dimenticato l’opera di Don Giuseppe. 

Gli aiuti. Per chiunque volesse aiutare Don Giuseppe Noli può contattare la redazione di VareseNews oppure è possibile effettuare un versamento a favore della Parrocchia dove opera Don Giuseppe sul conto corrente nr. 4980, agenzia nr. 185 di Tradate-Abbiate, filiale Banca Popolare di Milano (Abi: 05584, Cab: 50580, specificando la causale).

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Pubblicato il 29 Settembre 2004
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