«A chi giova non risolvere il problema moschea?»
Cinzia Colombo, di Rifondazione Comunista, interviene sulla questione moschea
Riceviamo e pubblichiamo
La comunità islamica non può ritrovarsi e pregare in via Peschiera, non può pregare neppure a Cajello, e lì su due piedi non si riesce a precisare dove sia possibile farlo. Detta così sempre che il problema sia stato posto all’improvviso, non certo in una riunione indetta appositamente. Eppure piano piano si chiarisce l’equivoco: come tutti gli altri migranti, li si può sopportare se si limitano a lavorare, ma se chiedono anche luoghi di incontro o di preghiera, se chiedono diritti e dignità, tutto cambia. Non sono italiani loro e diritti e dignità, d’altra parte, vengono meno anche per noi autoctoni, padani compresi. Dietro alla scusa delle leggi, in uno stato il cui governo fa dei condoni e dello scontro con la magistratura una asse strategico, con la scusa della loro stessa sicurezza, in una città dove le scuole frequentate dal nostro futuro non sono a norma, emerge ormai chiaramente il tentativo di impedire alla comunità islamica di avere ovunque in città un proprio centro in cui pregare. Il modello di quell’Arabia Saudita, sempre citata per dire che ai cattolici laggiù viene vietata la professione della propria fede, finalmente è stato raggiunto anche da noi. Bell’esempio della nostra presunta maggiore democrazia e libertà.
Ma a chi giova non risolvere il problema? Forse continuare ad agitare la paura verso l’islamico può distogliere i cittadini dai problemi reali, dal carovita, dalla precarietà del lavoro e dell’esistenza, dalla difficoltà di trovare casa, dalle interminabili attese per visite specialistiche urgenti, dai problemi ambientali e occupazionali di Malpensa. Forse può fare guadagnare del consenso elettorale, può permettere di mantenere la propria poltrona in consiglio, con relativo gettone. Forse. Ma produce contestualmente una degenerazione delle istituzioni. Mandare a casa questa maggioranza è ormai non un semplice compito ma un dovere politico e morale oltre che una misura di sopravvivenza. Ma alla sinistra o alle sinistre spetta un compito più impegnativo: non solo mettere paletti a questa deriva ma invertire la rotta di un ciclo. Ed è bene che presto tutte le opposizioni politiche e sociali ne prendano coscienza.
Cinzia Colombo
Segreteria provinciale di Rifondazione Comunista
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