«Accam non è sotto ricatto»
Il presidente della società risponde ai comitati di quartiere sulla mancata firma della convenzione con il con il comune
«La mancata firma della convenzione non è frutto di ricatto o debolezza, è semplicemente una necessaria dimostrazione di responsabilità richiesta a un amministratore a fronte di un atto formale compiuto dal sindaco di Gallarate, Nicola Mucci – con queste parole il presidente di Accam Spa Sergio Parini risponde ai comitati di quartiere in merito alla questione della firma della convenzione dell’Accam -. Infatti, dopo l’approvazione della convenzione da parte dell’assemblea dei soci, il Cda di Accam ritiene che le questioni politiche che ancora si agitano attorno al documento debbano esistere soltanto fra i sindaci, questioni da cui il consiglio di amministrazione stesso intende smarcarsi. La convenzione è stata stesa proprio attenendosi a principi di carattere politico; prova ne sia che tutte le obiezioni sollevate nell’assemblea dei soci riguardavano aspetti patrimoniali, giuridico-formali e amministrativi».
«Il presidente di Accam e il Cda tutto, seguendo le indicazioni dell’assemblea dei soci, si sono dimostrati disponibili ad assumersi la responsabilità della convenzione. Contrariamente a quanto espresso dai comitati, il sindaco di Gallarate Mucci non ha fatto una “sparata”, ma ha sollevato formalmente un’attribuzione di responsabilità nei confronti del Cda e del collegio dei revisori dei conti di Accam. Con una lettera, infatti, ha chiesto, ai sensi degli articoli 2048 e 2408 del codice civile, un’indagine in ordine al rispetto delle normative vigenti e, soprattutto, sulle ricadute dei contenuti della convenzione sul bilancio societario sottolineando la responsabilità dei membri del cda e dei revisori dei conti. Un atto, questo, che va oltre ogni intesa di carattere politico e investe aspetti riguardanti prettamente la sfera aziendale».
«A questo punto i comitati e i soci non possono pretendere di far ricadere le responsabilità della mancata firma della convenzione sul Cda. Il consiglio di amministrazione, di fronte a responsabilità di tipo patrimoniale e penale, non poteva far altro che incaricare un importante studio legale per la verifica di tutti gli aspetti giuridico-formali e patrimoniali, così come per altro indicato dai soci stessi con una mozione approvata nell’ultima assemblea.
Questo non significa, come affermato dai comitati, che il Cda sia debole e sotto ricatto: il Cda è determinato a chiudere la questione della convenzione, ma, pur comprendendo l’amarezza e la delusione dei comitati, è altrettanto attento a evitare che si violino le normative, conscio delle responsabilità che il diritto societario attribuisce agli amministratori».
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