Per una sera tutti italiani. E tutti alpini

Struggente e convincente il racconto della tragedia dei 100 mila soldati inviati a combattere e morire sul fronte russo

Struggente e convincente il racconto della tragedia dei 100 mila  alpini inviati a combattere e morire sul fronte russo nella guerra di aggressione all’Unione Sovietica scatenata dal nazifascismo. Una  rievocazione, accompagnata  da musica e cori, che è andata al cuore di tutti coloro che  ieri sera, aderendo al tradizionale richiamo alla solidarietà lanciato da  “Varese con te”,  hanno  affollato il teatro Apollonio.

Michele Bottini, attore giovane ma già colonna del “Piccolo”  di Milano, recitando un monologo lungo e tuttavia scorrevolissimo, senza cadute di  tensione,  basato anche su testi di famosi libri i cui autori furono protagonisti della  terribile vicenda, ha  scosso e commosso profondamente il pubblico, soprattutto coloro che non conoscevano bene i drammi vissuti dai nostri nonni 62 anni or sono nelle steppe russe, dove un popolo buono come il nostro combatteva con la determinazione di chi difende la  propria terra

dall’invasione dello straniero. 


E’ stata una eccezionale serata della memoria, un momento magico di grandi sentimenti, un incontro  anche con una espressione straordinaria di vero pacifismo, di rifiuto della guerra, di amore per la vita. In  giorni che ci vedono guardare con angoscia ai fronti e alle fornaci di sofferenza delle popolazioni del Medio Oriente, dell’Africa, dell’Asia , “La notte che il nulla inghiottì la terra “ raccontata da Bottini ha assunto una valenza formidabile.

Gli alpini inghiottiti dal fuoco nemico o annientati dalla neve , dal ghiaccio e dalla fame a migliaia sono rimasti lassù, dove era stato loro detto che avrebbero portato liberazione e nuova civiltà.  
Hanno vissuto nel ricordo mai fioco di  parenti, commilitoni e conoscenti
ma a Varese hanno trovato nuovi amici: infatti  con il racconto della loro terribile vicenda ci hanno resi partecipi, ci hanno invitati a non dimenticarli mai. 
Hanno anche insegnato a noi varesini a non rincorrere o a non accettare supinamente il ricupero acritico del passato, che porta inevitabilmente a contrabbandare e imporre come riferimenti storici per la comunità personaggi e vicende che non lo meritano.

Può essere la nostra una lettura particolare del grande evento di  ieri sera, ammettiamo di essere rimasti molto coinvolti , ma crediamo che ci abbia portati a questa intensa partecipazione la  trasparenza, la veridicità della testimonianza, la forza comunicativa

della vita vissuta, dei drammi atroci che l’uomo è capace di creare per tanti fratelli quando decide di lasciare il percorso della ragione.

 

 E’ una valutazione tesa ad alimentare il sentimento del rispetto per chi è caduto per avere  obbedito; è un giudizio che può essere  un punto fermo in tempi in cui si fa  revisione storica importante, che tuttavia non deve essere letta come una rivincita ideologica o una opportunità per ridare credibilità a coloro che la storia ha chiaramente già condannato. Per i giovani ai quali nelle scuole è stata negata la conoscenza della storia contemporanea del nostro Paese, per  le generazioni con  anni alle spalle,  incontri come quello dell’Apollonio sono dunque anche un forte messaggio di democrazia  oltre che di fraternità umana.

“Varese con te”, che si impegna a fondo per assistere gratuitamente gli ammalati terminali di tumore, quest’anno come  “garanti” ha voluto coloro che la solidarietà, in guerra e in pace, l’ hanno sempre  praticata. E così ieri sera ci siamo sentiti tutti amici di Varese con te.  E ci siamo sentiti tutti alpini e italiani.

 

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Pubblicato il 10 Novembre 2004
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