Varese, aumenta l’offerta di cultura, ma la strada è ancora lunga

La città esce dal torpore degli anni passati, anche se media e Università Popolare possono fare di più. Una riflessione di fine anno

L’Università come istituzione, alcuni docenti a titolo personale, Villa Panza, scrittori, fotografi,editori, associazioni ed enti che hanno altri fini, come per esempio la Camera  di Commercio, semplici privati nel 2004 hanno contribuito in misura rilevante a far crescere l’attivo della Varese della cultura che già nel 2003  testimoniava della ripresa dopo un periodo  non  molto felice.

 

Per lungo tempo trascurati, i varesini se ne andavano altrove a consumare cultura con il risultato di essere definiti degli ignoranti quando invece erano le istituzioni a negare loro gli strumenti idonei alla conoscenza e alla crescita. Oggi la situazione è nettamente migliorata e se mancano ancora alcune strutture per assicurare continuità e qualità alle iniziative, si deve sottolineare  che la novità della sala del De Filippi, 500 posti e un’ottima acustica, permette l’organizzazione di eventi importanti. Un teatro vero è un’esigenza primaria come del resto l’auditorium, fondamentale per una città della musica come la nostra.

 

La crescita culturale forse sarebbe stata più soddisfacente se da parte dei mass media si fosse sviluppato un contributo più attento

agli approfondimenti, allle riflessioni, alle analisi. I nostri mass media giocano  tutto sull’informazione, non vedo una  “terza pagina” di livello notevole e ci sono  testate che addirittura non l’hanno.

Ed  è un peccato perché mescolare arte, letteratura, scienze alla cronaca cittadina o agli spettacoli può non dare risultati positivi.

 

Frenano  tuttavia di più lo sviluppo della cultura la mancanza di una programmazione concertata, la fuga dei capitali davanti alla possibilità di una grande iniziativa, le rivalità tra associazioni benemerite, l’oblio nel quale altre si sono sepolte.

Solo una consulta efficiente, aperta al territorio varesino può

consentire il varo di un razionale calendario delle iniziative per indirizzare al  meglio i cittadini che oggi si ritrovano  contemporaneamente più manifestazioni di profilo nello stesso giorno e magari alla stessa ora.

 

A Villa Panza vorrebbero un grande evento sull’arte degli Anni 50, ma al momento non hanno i soldi necessari: 250 mila euro.

Le banche di Varese ci devono spiegare perché in altre città gli istituti di credito  credono, eccome, nelle iniziative d’arte e da noi al massimo si arriva a delle elargizioni. Un grande evento culturale che ha successo ha un ritorno di immagine poderoso e non si chiude mai in passivo.

La rivalità associativa. Non è mai stata astiosa, ma ognuno va per la sua strada quando l’unione, sia pure su un solo obiettivo mirato, certamente darebbe esiti notevoli.
L’oblio. Un solo esempio, ma credo significativo. Dove è finita una grande realtà che per lunghi anni ha vitalizzato la cultura varesina?  Dove è l’Università Popolare? Chi sa parli.

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Pubblicato il 29 Dicembre 2004
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