«L’Aids non fa notizia, perchè non fa più stragi»

Nelson Mandela annuncia la morte del figlio per Aids. Tra gli operatori c'è scetticismo: «Tanto coraggio non smuoverà l'indifferenza»

«Mio figlio è morto di Aids». Nelson Mandela, premio Nobel per la pace, esce allo coperto e denuncia la tradegia umana che ha vissuto in prima persona. Lui come tanti, troppi sul nostro pianeta,  piange un proprio caro, vinto dal virus Hiv. Una decisione che ha il sapore della sfida, per abbattere l’indifferenza e il silenzio calato ormai da anni sulla piaga del XX secolo.
Quali saranno le ripercussioni dopo una simile denuncia ancora non è dato prevedere, ma gli operatori, ormai disillusi, temono che la sua scelta coraggiosa non sposterà di un millimetro l’attenzione della nostra società.

«È una malattia individuale, che viene vissuta nel privato – commenta amaramente un’educatrice del centro AISEL di Marchirolo – Eppure l’Aids deve essere considerata una malattia sociale che riguarda tutti, che va combattuta da tutti uniti».
Dopo la strage degli anni ’80 e ’90, quando il virus fece migliaia di vittime, l’attenzione, soprattutto sul valore della prevenzione, è andato scemando e oggi le comunità che offrono cura e assistenza ai malati vivono una vita "in disparte": «I malati sono ghettizzati – denuncia ancora l’educatrice – perchè sono "i cattivi". Hanno contratto una malattia che ha il sapore di una punizione. Si ignora, però, che negli ultimi anni il contagio è in crescita esponenziale anche tra i cosiddetti "buoni". Persino noi operatori, che abbiamo scelto di aiutare queste persone, subiamo spesso lo stesso trattamento e veniamo guardati con sospetto».
Di AIDS, ormai, si parla solo il primo dicembre, Giornata mondiale della lotta all’Aids «La malattia non fa più notizia perchè uccide molto meno – sottolinea il direttore sanitario dell’AISEL Marco Prado – Oggi esistono farmaci che riescono a prolungare la vita del malato e ciò fa passare in secondo piano l’attenzione. Anche le istituzioni lo considerno, ormai, un problema di nicchia e così vengono tagliati i finanziamenti. Oggi, è vero, la durata della vita di una persona malata di Aids è più lunga, ma la qualità rimane terribile. Si ignorano le sofferenze che questi farmaci provocano, le mille difficoltà che incontrano queste persone. Si deve compiere uno sforzo enorme per ridare loro la dignità, per sostenerli nel cammino. Nel nostro centro tentiamo di fare del nostro meglio. L’ultimo triste evento di cronaca potrebbe dimostrare l’abnegazione dei nostri dipendenti».

Il coraggio di Nelson Mandela viene applaudito dalla comunità di Marzio, ma c’è perplessità sulle ricadute pratiche: «In Africa il problema è devastante, mentre in Occidente l’esistenza dei farmaci ha modificato il valore sociale della malattia – commenta l’educatrice – Temo che le parole del premio Nobel non sposteranno di una virgola la situazione. La gente continuerà ad ignorare questo virus e i malati preseguiranno la loro battaglia privatamente. Nessuno penserà alla prevenzione e il numero dei contagiati continuerà a salire, proprio tra "I benpensanti"».

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Pubblicato il 07 Gennaio 2005
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