Rapinatori traditi da un cappello

Arrestate 5 persone, un'altra è latitante. Sono accusate di aver commesso otto rapine compresa quella al mercato del pesce di Milano, del marzo di tre anni fa, che costò la vita ad una guardia giurata

Assaltavano banche  e portavalori armati di tutto punto, comprese bombe a mano. Otto colpi  messi a segno,  tra il 2001 e il 2003, nelle province di Varese, Milano e Novara. Tra le rapine addebitate alla banda anche quella del mercato del pesce di Milano, avvenuta nel marzo di tre anni fa e costata la vita ad una guardia giurata. L’indagine, condotta dal comando provinciale dei carabinieri e coordinata dalla procura della Repubblica di Busto Arsizio e di Milano, ha portato in carcere cinque persone: Luigi Zea , Carlo Sambati, Mauro Calabrese, Cosimo Pugliese, Remo Parente,  mentre un sesto  è ancora latitante.  Sono tutti accusati di rapina, omicidio e detenzione di armi.

Le rapine accertate sono state commesse ai danni di quattro banche del Varesotto, un furgone portavalori che trasportava gli stipendi dell’ospedale di Borgomanero, un corriere espresso di Gazzada, un supermercato Tigros di Tradate.

Le indagini iniziano nel gennaio del 2002, quando la banda tenta di rapinare al casello dell’autostrada di Gallarate un furgone della Bartolini che trasporta materiale informatico di valore. Ad attenderli ci sono i carabinieri che li arrestano e sequestrano armi, esplosivi e sistemi per neutralizzare ponti radio e gprs. L’inchiesta, condotta dal sostituto procuratore della Repubblica Tiziano Masini, si concluderà nell’ottobre del 2003 con il coinvolgimento di altre 18 persone, indagate a loro volta per spaccio, rapine e furti. 

Gli investigatori ritengono però che la partita non sia chiusa. Ci sono troppe rapine di cui non si conoscono ancora i responsabili, ma che hanno in comune tra loro molti particolari, a partire dalle automobili usate, Audi station vagon con targhe svizzere o Alfa romeo preferibilmente nere, fino ad arrivare alle modalità di svolgimento.

La memoria degli inquirenti  va alla rapina al mercato del pesce di Milano, avvenuta il 29 marzo 2002, dove viene ucciso a sangue freddo Gennaro Paragliola, guardia giurata che sorveglia la banca che si trova all’interno del mercato. In quell’occasione due rapinatori entrano e due rimangono fuori con la vittima, che dopo essere stata ferita, in un disperato tentativo di sventare il colpo, viene disarmata e assassinata. Presi dal panico i due rapinatori fuggono a bordo di un’Audi, dove li attende il palo, mentre i complici, che si trovano ancora all’interno della banca, sono costretti a darsela a gambe con un bottino di 18 mila euro. Nel frattempo i complici, che hanno raggiunto una zona periferica di Milano, in pieno giorno e sotto gli occhi di testimoni danno fuoco alla macchina.
Una rapina rocambolesca, la definisce il magistrato Massimo Baraldo, della procura di Milano. Gli inquirenti, infatti, non hanno elementi perché per una sfortunata casualità il responsabile della banca ha dimenticato di inserire la cassetta nel sistema di sorveglianza interno. Uno dei due rapinatori ha commesso però un’ingenuità: nella concitazione del momento ha lasciato sul posto il proprio cappello da baseball, usato per nascondere il viso.

Le analisi del Ris di Parma sul dna di un capello  ricostruiscono il

codice genetico del proprietario, appunto quello di Remo Parente.

Un particolare curioso, quello del cappello, perché anche nel caso delle rapine in villa, risolto quasi contemporaneamente, è stata la sbadataggine di uno dei rapinatori, che ha scambiato il proprio copricapo con quello della vittima, a mettere gli investigatori sulla pista giusta.

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Pubblicato il 15 Febbraio 2005
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