“Ho sfiorato il cielo”: Paolo De Chiesa racconta la sua vita dalle vittorie sugli sci al colpo di pistola al volto
L'ex sciatore e telecronista è stato protagonista della serata di giovedì 29 gennaio a Materia tra aneddoti della sua carriera, alcune storie drammatiche che lo hanno coinvolto direttamente e indirettamente e le emozioni delle prossime olimpiadi invernali pronte a partire
“Ho sfiorato il cielo”. È il titolo del libro che l’ex sciatore e telecronista Paolo De Chiesa ha presentato a Materia raccontando una vita vissuta sempre al massimo, tra le vette dello sci mondiale e gli abissi di un destino che lo ha messo duramente alla prova. A pochi giorni dal via delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, intervistato dal giornalista di VareseNews Damiano Franzetti, l’ex campione della Valanga Azzurra e oggi voce tecnica della Rai ha ripercorso i momenti chiave della sua carriera, dalle prime sciate a Cervinia fino al rapporto fraterno con Alberto Tomba.
I primi passi sulla neve e la promessa al padre
«Ho iniziato a quattro anni a Cervinia, dove in un campetto persi sci, scarponi e persino le calze perché mia madre mi comprava tutto più grande per la crescita». Quell’esordio buffo non spense la passione, alimentata poi dall’incontro con il maestro Cesco De Florian. Lo sci però doveva convivere con lo studio: «Mio padre, luminare dell’odontoiatria, fu chiaro: divertiti, ma se verrai rimandato anche solo una volta, con lo sci abbiamo finito».
L’ingresso nel mito della Valanga Azzurra
«Quando fui convocato a Livigno per un test con la squadra A, non osavo nemmeno camminare nei corridoi dell’albergo per la soggezione verso mostri sacri come Thoeni e Gross». In quel test però il giovane De Chiesa vinse entrambe le manche di gigante, guadagnandosi il posto in squadra. Erano gli anni in cui l’Italia si fermava per lo sci: «Eravamo percepiti come una squadra di calcio, ma eravamo atleti individuali che combattevano con il coltello tra i denti per un posto ai mondiali. Io sono stato un buono sciatore, ma non mi ritengo un campione. I campioni veri sono altri, bisogna saper riconoscere la realtà: la vita è come una scala a pioli, ci si deve impegnare, sputare il sangue come ho fatto io, e arrivare al massimo che si può». Nonostante la competizione interna, quel gruppo trasformò lo sci da sport di nicchia a fenomeno di massa.
Il dramma segreto: lo sparo al volto
A 22 anni, nel pieno della carriera, la vita di De Chiesa cambiò per un colpo di pistola ricevuto al volto durante una serata tra amici proprio nel Varesotto. «Sono vivo per miracolo, dopo lo sparo mi sono alzato e sono corso allo specchio: non c’era il fiotto di sangue dalla carotide, ma un origami di ferite ». Un episodio rimasto segreto per cinquant’anni: «In ospedale un commissario mi disse che dall’alto era arrivato l’ordine di non indagare; io salvai chi aveva sparato dicendo che era stato un incidente, ma non ho mai ricevuto né scusa né grazie». Il ritorno alle gare fu difficilissimo, segnato da attacchi di panico al rumore della pistola dello starter: «Ci ho messo tre anni a tornare ai livelli di prima. In una casa a Ulzio che partiva con un colpo di pistola mi rifiutai di gareggiare e me ne andai».

Da Tomba alle nuove generazioni
De Chiesa ha vissuto da vicino anche l’ascesa di Alberto Tomba, con cui condivise la camera e i viaggi in auto agli inizi: «Per lui sono un fratello grande, Alberto è un ragazzo che nella vita è tanto solo e ha bisogno di una mano nonostante i successi incredibili». Guardando al presente, lo sciatore piemontese vede un parallelismo nell’entusiasmo suscitato dai campioni di oggi. «Tomba è stato un fenomeno di massa quasi inspiegabile che ha bloccato persino il Festival di Sanremo, ridando allo sci quel primissimo livello che dopo la Valanga Azzurra».
Il sogno olimpico di Milano Cortina 2026
In chiusura, lo sguardo non poteva che rivolgersi alle prossime Olimpiadi invernali. « Vivere un’Olimpiade in casa è un privilegio unico per un atleta e per tutto il movimento sportivo italiano. Le gare olimpiche sono molto particolari perché non pronosticabili. Tutto può accadere, anche al migliore in quel momento può succedere qualcosa che gli rovina la gara e la pressione ha un peso rilevante. Vediamo come sarà Federica Brignone dopo l’infortunio e come gestirà le emozioni Giovanni Franzoni, fresco delle vittorie a Wengen e Kirtzbuhel ma proprio per questo con tutti gli occhi addosso».
E anche le ultime battute sono in tipico stile Paolo De Chiesa, quando alla domanda dal pubblico su un suo possibile coinvolgimento nella Federazione di sci risponde: «Non sono Einstein, non mi sento un genio, ma neanche così cretino a 70 di andare a rovinarmi la vita con persone che la pensano in maniera completamente diversa da me».
TAG ARTICOLO
Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.
La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
PaoloFilterfree su C’era anche un varesino al summit segreto del miliardario Peter Thiel. Davide Quadri: "Troppo isterismo, solo pensiero alto"
lenny54 su Vestiti usati: anche a Varese il "fast fashion" manda in tilt la raccolta
GrandeFratello su Vestiti usati: anche a Varese il "fast fashion" manda in tilt la raccolta
ClaudioCerfoglia su Viale Aguggiari, il Demanio mette all’asta l’ex stazione del tram: un pezzo di storia varesina in cerca di futuro
pzellner su Tra i rifiuti nel lago di Varese riemergono anche decine di vecchi sci: superlavoro dei volontari alla Darsena di Cazzago
GrandeFratello su Un nuovo parcheggio a Sant'Ambrogio di Varese: è partito l'iter per uno spazio nell'ex campo da basket










Forse ha ragione Paolo: non era, e non è stato, un grande campione sugli sci. Ma dalla serata di ieri è emerso un assoluto fuoriclasse di altra natura: di umiltà in primis, accompagnata da una profonda onestà intellettuale e di assoluta perseveranza in principi etici che, ahimè, appartengo a tempi lontani. Serata ad “Alta quota”, una boccata d’ossigeno puro in un mondo sempre più tossico.