Intolleranze, Varese apre “il libro” e discute
Successo di pubblico al teatro Apollonio per la presentazione del volume che raccoglie le cronache di quotidiano razzismo nella nostra provincia
"Intolleranze. Cronache di una provincia lombarda" (Arterigere/Essezeta), libro curato dallo storico Enzo Laforgia e dal giornalista Michele Mancino, è stato presentato lunedì 21 marzo al Teatro M. Apollonio di Varese. Oltre cento persone hanno partecipato al dibattito sul fenomeno razzismo nella nostra provincia, un segno della sensibilità e dell’importanza che ricopre l’argomento per molti varesini. Tra i relatori della serata, oltre agli autori, erano presenti il questore Giovanni Selmin, don Gino Rigoldi, dell’Istituto Cesare Beccaria di Milano, don Luca Violoni, assistente spirituale dell’Università dell’Insubria e Silvio Pieretti, fondatore dell’associazione "Stop razzismo".
Nel libro non si esprimono giudizi sulla città e sulla provincia, si riportano una serie di fatti e si registrano le reazioni della cosiddetta società civile, gli interventi dei politici e delle associazioni che operano sul territorio.
«Varese non è più razzista di altre città italiane e non merita l’etichetta di citta razzista. In questi ultimi quattro anni le cronache raccolte nel libro raccontano una serie di fatti a sfondo razzista o casi d’intolleranza, che variano per qualità e quantità, soprattutto nei confronti dei cittadini immigrati. Fatti che richiedono un’attenta riflessione», hanno precisato gli autori.
Accoglienza, integrazione, valorizzazione delle differenze, diritto di cittadinanza e diritto ad una vita dignitosa, sono obiettivi raggiungibili se ognuno è pronto a fare la sua parte, a partire dalla Chiesa e dallo Stato. Farsi carico degli ultimi, assumersi la responsabilità di esistenze "indispensabili" alla nostra economia e, dunque, anche per la nostra vita. «Come si fa a concepire il lavoro senza una politica della casa? E come si puo’ chiedere agli stranieri di rispettare la legge quando siamo noi italiani che non la rispettiamo per primi? Nei contratti di lavoro non c’è scritto che gli immigrati si devono prendere sputi in faccia o essere umiliati. Bisogna dare risposte concrete a questa gente, dare loro la possibilità di esprimersi dignitosamente», ha affermato don Gino Rigoldi.
«Per giudicare bisogna conoscere – ha detto don Luca Violoni – e questo libro è un percorso di conoscenza serio e sbagliamo se pensiamo che l’altra faccia dell’intolleranza sia la tolleranza. È importante dare risposte vere ai problemi e sviluppare il dialogo tra le varie comunità. Non ci puo’ essere integrazione senza una vera accoglienza, ma non ci deve essere nemmeno un atteggiamento acritico rispetto a tutto ciò che è straniero. Occorre conoscere, perché la consapevolezza dell’altro passa dalla conoscenza. Il pregiudizio è sempre frutto dell’ignoranza e l’identità non è un monolite. Lo stesso dogma fondativo della religione cristiana si basa su un’unità nella differenza, attraverso le tre figure della Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo».
L’immigrazione non è solo un problema di ordine pubblico. «Io non ho scelto di venire a Varese – ha dichiarato il questore Giovanni Selmin – , avrei preferito rimanere in Veneto. Anch’io, dunque, sono un immigrato. Però oggi sono contento di lavorare in questa provincia. Qui non c’è più o meno razzismo o intolleranza di altre città, e vi assicuro che ne ho girate molte durante la mia vita professionale. Varese sconta ancora il peccato originale della famosa partita di basket con il Maccabi di Tel Aviv di oltre vent’anni fa. Nessuno però ricorda che recentemente è stata ospite una squadra di basket israeliana e non è successo niente. Bisogna dunque ricordare anche i fatti positivi. Il fenomeno immigrazione è molto complesso, ha dinamiche complicate e spesso si scontra con un difetto di comunicazione enorme. In questa provincia si è fatto molto per gli immigrati, abbiamo avviato percorsi e sperimentazioni, primi in italia, di decentramento degli sportelli per le prenotazioni dei permessi di soggiorno».
Spesso fatti di intolleranza hanno visto come protagonista attiva una politica che non calcola tutte le conseguenze del suo agire . Silvio Pieretti, presidente dell’associazione "Stop al razzismo" e da anni impegnato come dirigente statale sul fronte immigrazione, ha ricordato l’importanza di animare il dibattito in una città "glaciale e statica". «Io sono toscano e quando sono arrivato a Varese ho sofferto molto per la chiusura di questa città. In tutti questi anni ho lottato molto per accogliere gli immigrati. Io non amo la parola integrazione perché si basa sul concetto di fusione e dunque annulla le differenze che sono la vera ricchezza. La mia esperienza in Svizzera mi ha insegnato il rispetto della norma, delle regole cosa che applico quotidianamente nel mio lavoro, cercando di dare risposte alle nuove povertà, che sono tante, con le poche risorse a disposizione. La dignità delle persone passa da risposte dignitose e non dall’elemosina, dal farsi carico responsabilmente e non dal fomentare l’intolleranza. In questo libro, che consiglio vivamente a tutte le scuole di adottare, c’è un percorso che svela senza mezzi termini una tendenza in atto».
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