Referendum, nasce il comitato dell’«astensionismo militante»
Amministratori di Busto e Valle Olona invitati a sottoscrivere l’appello per astenersi nel referendum sulla procreazione assistita
«La legge non è la migliore possibile, ma se va cambiata bisogna lasciar fare al Parlamento e non muoversi a colpi di referendum».
E’ questo in sostanza il pensiero comune dei fondatori del “comitato degli amministratori locali di Busto Arsizio e Valle Olona per l’astensionismo militante al referendum sulla procreazione assistita” presentato oggi in conferenza stampa dai consiglieri bustocchi Salomi (Udc), Genoni e Fontana (Forza Italia) e da Mario Sansalone e Mauro Donato consiglieri comunali rispettivamenti a Solbiate e Fagnano Olona.
Lo scopo del loro appello è quello di condurre una lotta politica, ma non partitica, coinvolgendo quante più persone possibile in questo progetto a prescindere da schieramenti politici e religiosi. La richiesta, fatta a tutti i consiglieri dei comuni di Busto e Valle attraverso la distribuzione di una lettera e di un manifesto sottoscritto da parlamentari romani e un incontro che si terrà venerdì prossimo, è di sottoscrivere la scelta dell’astensione al referendum abrogativo (i quesiti proposti saranno quattro) sulla legge sulla procreazione assistita del febbraio 2004 promosso dai Radicali.
«Le nostre motivazioni sono principalmente due – spiega Salomi -. Questo è un tema troppo delicato e complesso perché possa essere risolto con un referendum. Poi, particolare che i Radicali si sono ben guardati dal dire, vogliamo evitare che questi ultimi intaschino soldi pubblici con il rimborso di 1, 5 milioni di euro per spese elettorali che riceverebbero».
La decisione di astenersi deriva dalla preoccupazione che il raggiungimento del quorum e la possibile abrogazione di questa legge riporti al “Far West” che c’era prima in Italia su questo argomento. «Su questi argomenti viene fatta molta confusione medica e morale. La legge pone dei paletti precisi e buoni – sostiene Genoni -. Riconosce i diritti del concepito, come già inserito anche nel nostro Statuto comunale, che secondo una modifica dell’anno scorso tutela la vita dal concepimento alla morte. Regola la fecondazione eterologa garantendo al nascituro la consapevolezza su chi sono i propri genitori. In questa circostanza è giusto non andare a votare, non sarebbe una mancanza di senso civico ma un modo legittimo per dimostrare il proprio dissenso».
Unanime dunque il giudizio, soprattutto sull’inadeguatezza dello strumento referendario.«Il tema è troppo delicato. I radicali hanno proposto il referendum dopo soli due mesi dall’entrata in vigore della legge senza vederne nemmeno gli sviluppi. La loro non è un’opposizione pratica ma solo un’opposizione ideologica».
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