Sicurezza in Internet, la truffa è in agguato
Mattinata dedicata alla sicurezza informatica al Communication Forum di Lugano

Dopo il saluto iniziale di Walter Gianotti, rappresentante Clusis per il Canton Ticino, il direttore sviluppo e piattaforma di Microsoft Svizzera Stefano Santinelli ha messo sul piatto i primi problemi. «Vi è sempre un tradeoff reciproco tra sicurezza, economicità e usabilità di un sistema” ha detto Santinelli. Con le ultime uscite di Microsoft, Windows 2003 Server e il Service Pack 2 per Windows XP, abbiamo dovuto privilegiare la sicurezza a scapito dell’usabilità. La sicurezza è diventata un problema industriale». Ormai gli attacchi da parte di abili creatori di virus si succedono a ritmo impressionante, e la finestra di vulnerabilità di ogni nuova release (edizione) di un software o di un sistema si amplia a dismisura: «Gli attacchi avvengono nel 99% dei casi quando il problema che li consente è già stato individuato e divulgato. Oggi, però, vengono sfruttati in pochi giorni, non dopo settimane come in passato. Poi ci si mettono anche gli utenti: le password vengono craccate con troppa facilità, in quanto brevi o prevedibili. Per testare l’attenzione degli utenti abbiamo anche provato a diffondere un finto virus con scritto: attenzione, questo è un virus! Ebbene, non ci crederete ma il 20% degli utenti l’ha aperto…». Il problema maggiore, oggi, non sono comunque i virus, ma lo spamming e il phishing, cioè il furto dei dati personali, quali ad esempio i codici di accesso ai conti bancari e simili.
In seguito Donato Piffaretti di BossLab ha portato l’esempio di una società che gestisce in outsourcing le problematiche della sicurezza e del back office, insistendo sulla triade confidenzialità, integrità e disponibilità dei dati come chiave di una buona gestione.
Gigi Tagliapietra del Clusit, invece, ha messo in luce in un intervento brioso e non privo di humor la necessità della convivenza e dell’integrazione tra l’information technology e l’amministrazione, e soprattutto del nesso strettissimo fra sicurezza e infrastrutture base come quelle elettriche, idriche o di trasporto. «Oggi i dati sono l’azienda – ha detto Tagliapietra -. Tutto è parte di un sistema integrato, in cui un attacco informatico tipo denial of service è altrettanto grave di un blocco totale della produzione: a volte, anzi, l’uno causa l’altro».
Servono dunque regole, e serve soprattutto che chi opera su dati e attività “sensibili” conosca l’importanza di essi, per tenere alta la guardia. Sempre per il Clusit, Stefano Quintarelli ha esposto le meraviglie dell’RFID tag, una teconologia che sfrutta le onde radio per identificare con preicisione prodotti, ma anche persone. L’RFID tag funziona in base al principio dei transponder passivi, ormai miniaturizzati a dimensioni microscopiche e a costi irrisori, e tali da potere essere comodamente alloggiati in una banale tessera che si attiva al passaggio in un campo elettromagnetico. Questo, ovviamente, pone seri problemi di privacy, perché in teoria si potrebbe essere “tracciati” in permanenza con un sistema del genere. Va anche detto, però, che l’RFID è facilmente schermabile, volendo.
Terzo relatore del Clusit è stato il fisico Andrea Pasquinucci, che ha spiegato come in futuro le comunicazioni criptate saranno assolutamente sicure grazie alla crittografia quantistica. Questa, teorizzata già dal 1970, sfrutta le proprietà delle singole particelle elementari della materia (i fotoni, ad esempio) “traducendo” il loro stato in differenti valori di un singolo bit; e siccome è impossibile osservare una singola particella senza modificarla, per i principi della fisica submicroscopica, ogni intercettazione verrebbe subito notata. L’informatica, con la continua miniaturizzazione dei componenti, sta per cozzare contro questo muro di indeterminazione quantistica: la soluzione del futuro saranno i computer ottici, che utilizzeranno i singoli fotoni anziché i segnali elettrici su piste di rame, come ora. La combinazione pc ottico-crittografia quantistica dovrebbe cominciare a prendere piede tra una decina d’anni con i primi prototipi funzionali.
Dopo Michele Albertini, che ha esposto
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