Massimiliano è morto
Il giovane domenica aveva avuto un terribile incidente in moto
Massimiliano Mobilia non ce l’ha fatta. Dopo l’incidente che domenica pomeriggio l’ha portato in condizioni già gravissime all’ospedale Sant’Anna di Como, Massimiliano ha smesso di vivere nella notte tra lunedì e martedì.
Oggi è arrivato il via libera dei genitori per la donazione degli organi: una scelta di vita che non ridà il giovane ai suoi cari, ma che permetterà una vita migliore a tanti altri. In redazione sono arrivate diverse lettere, che pubblichiamo di seguito.
Cara Redazione,
mi voglio associare allo sfogo di Lorenzo cugino del mio amico "Gido" che domenica è mancato a NOI TUTTI…
L’anno scorso il sottoscritto in una fredda domenica di novembre dopo aver visto il derby di milano stavo rincasando a Sesto dove risiedo e perchè andavo a 70 km/h mi sono beccato una multa salatissima più due punti dalla patente…giustissimo!!ho superato il limite e la Polizia stradale di Varese ha fatto il suo dovere.
La mia domanda e la seguente…."Al posto di posizionare stupide macchinette rubasoldi la notte non è forse meglio vigilare di giorno imparando un po’ dai nostri vicini svizzeri?Oltre confine i controlli ci sono e la gente quasi per incanto diventa disciplinata,rispetta i pedoni,osserva i limiti,non parla al cellulare….ect ect ect….La risposta è semplice….CI SONO I CONTROLLI DA CHI DI DOVERE E CHI SBAGLIA PAGA!!Perchè in Italia è tanto difficile comportarsi così??!!!E perchè al posto di seminarci di semafori lungo il Sempione non si è pensato a fare delle belle rotonde lungo la SP69?!?
Da sestese vengo spesso deriso da amici e conoscenti per la situazione che dobbiamo sopportare da anni perchè si è pensato ad illuminare la statale che attraversa la mia città di luci rosse gialle e verdi al posto di fare delle semplici aree di verde dove le auto e le moto sono obbligate a rispettare precedenze e limiti….in quel tratto di strada quante vite si sarebbero salvate????!!Girate la domanda a chi di dovere…poco importa il colore della maglia politica…IMPORTA SOLO CHE MOLTE PERSONE E CITTADINI CHE LAVORANO,VOTANO E SOFFRONO SI SONO "ROTTI I C…." DI DOVER PIANGIERE I LORO CARI PERCHE’PERDONO LA PROPRIA VITA PER LOGICHE DI BUSINESS E DEL POCO SENSO CIVICO CHE REGNA QUANDO UNO SALE SUL FAMOSO "CADREGHINO"…Chi ha la forza scagli un’altra pietra!E’ davvero ora di cambiare pagina!!
Scusate lo sfogo…domenica ho perso un VERO AMICO!
francesco
Scrivo a tutti quelli che accusano la pericolosità delle strade,le curve maledette,gli incroci pericolosi…non esiste una curva pericolosa ma solo la capacità e la mancanza della prudenza la fanno diventare,il fuoristrada all’improvviso gli ha tagliato a strada ma Massimilano andava troppo veloce,le condizioni della moto,del fuoristrada e della frenata non lasciano dubbi,andava veloce come io ho molte volte fatto e come molti altri hanno fatto,fanno e faranno,purtroppo lui è stato sfortunato e la fatalità non è condannabile.
questa mia lettera è scritta allo scopo di far riflettere tutti quelli che usano la moto,state attenti e non abbandonatevi mai al piacere del rischio,perchè in una frazione di secondo tutto può finire e la vita è un bene troppo prezioso per perderla in questo modo,il mio pensiero va alla famiglia del povero Massimiliano ed ai suoi amici,io ho già pianto quella maledetta domenica,non conoscevo Massimiliano ma lo sentivo amico nello spirito che unisce tutti i motociclisti e che ci accomuna,lo sentivo amico perchè credo nello spirito di fratellanza tra le persone, oggi prego per lui e per non vedere mai più quello che ho visto domenica.
Emilio R. Varese.
oggi ho 40 anni,a 20 avevo quella che si definisce la sindrome da adrenalina, ho corso in moto ed in auto e ancora oggi ho vivo il ricordo delle gambe che tremano al termine di una gara,seguite da un senso di appagamento senza eguali,anch’io avevo una maximoto e cercavo il rischio sulle strade di casa, poi un giorno assistetti ad un pauroso incidente in autostrada dove furono coinvolte delle moto e qualcosa è scattato in me,quel giorno ho capito che non si può rischiare la vita per il piacere di una passione o di uno sfogo, ho smesso di uscire per le strade e di gareggiare in pista,ora ho un tranquillissimo scooterone che mi da il piacere della moto ma allo stesso tempo limita di molto i rischi in caso di incidente,ho smesso anche di uscire per le strade la domenica e nei giorni festivi dove il traffico è diventato ormai troppo caotico e al tempo stesso pericoloso.
domenica per puro caso sono uscito per una gita e sulla strada di lisanza c’ero anch’io,ho visto il povero Massimiliano a terra e non mi vergogno di ammettere che ho pianto di nascosto,me ne sono andato subito per non guardare e lentamente sono tornato a casa tra mille pensieri che mi passavano per la mente,qualche lacrima sotto il casco e pregavo che Massimiliano non si fosse fatto troppo male e che una volta guarito riflettesse su quanto è pericoloso andare in moto,che non vale la pena rischiare tanto per una passione, purtroppo oggi ho letto la terribile notizia e ora sono triste…
sono un assiduo lettore e, stamane, mi devo accodare all’esecrazione ed al dolore di tanti Angeresi per l’ennesima croce piantata su quella "maledetta curva".
Sono, ormai da più di vent’anni, volontario del soccorso sulle autoambulanze presso il CVA di Angera e posso dire di essere intervenuto decine e decine di volte su quel tratto di strada provinciale per incidenti, sempre particolarmente gravi; ma, questo, fino ad alcuni anni fà poteva essere considerato routine, casistica prevista ecc. ecc. Ora non più! Ben ha rappresentato le condizioni l’amico Lorenzo Franzetti, che con veemenza davvero straordinaria , per la sua nota pacatezza di espressione, segnala il livello di sconcerto ma anche di rabbia che serpeggia tra i "residenti in zona". Si rabbia!! E con un bersaglio ben preciso, come lui stesso ha denunciato, gli interventi edilizi e di …"risistemazione e rivalorizzazione ambientale" che in quel tratto sono stati eseguiti e conclusi negli ultimi due anni.
Chi scrive transita giornalmente per quella curva e, già nel 2002/2003, quando si è potuto intuire dallo stato di avanzamento lavori che scelleratamente, le autorità preposte avevano concesso ad un "intervento di recupero edilizio", che grava proprio sull’angolo cieco della curva, di aprire il varco carraio asservito all’intervento (prevedente una decina di unità abitative) proprio in corrispondenza della chiusura dell’arco di curva in direzione Angera, aveva sollevato in varie sedi (formali e non ) il problema della sicurezza della circolazione, in quel tratto di strada, proprio in ragione della esperienza di volontario del soccorso. Stesso discorso vale per la realizzazione del parcheggio "sotto sede stradale" (sic!) afferente al Campeggio.
Non più di quattro mesi or sono , all’indomani della morte della ragazza investita da un auto, nel punto cieco dell’attraversamento, tra i volontari del C.V.A. ( corpo volontari ambulanza ora 118 ) si è dato vita ad una raccolta di firme da inoltrare all’amministrazione Comunale , Provinciale ed alla Prefettura di Varese, per segnalare il grave pericolo e la necessità di interventi concreti da portare sia al sedime stradale che alla circolazione.
Da notizie di corridoio apprendo che (forse) è in progetto l’installazione di impianto semaforico per garantire a richiesta l’uscita di automezzi dalle due proprietà private di cui sopra; sarà sufficiente?? non si potrebbe fare qualcosa di più o meglio indirizzato??? l’ Amministrazione Provinciale ( che ha in carico la gestione del sedime stradale ) non potrebbe mettere allo studio qualcosa di più incisivo ??? Non mi pare che manchino i fondi, visto il rilevante numero di "rotonde francesi" che si stanno realizzando in tutta la provincia e che, peraltro, davvero risolvono egregimente i problemi connessi alla circolazione stradale ed alla ricaduta, in termini di "velocità eccessive", della stessa.
Credo che l’appello che ha lanciato Lorenzo non debba essere lasciato cadere; spero di aver contribuito positivamente ad alzare il livello di attenzione su questo grave e specifico problema. Mi unisco al dolore della famiglia, dei parenti , di Alessia , di Lorenzo e di tutti quanti avevano a cuore Massimiliano.
La saluto cordialmente
Claudio Cardani – Angera
Mancano pochi minuti alle 8 e come tutti i giorni, con la tazza di caffè che mi tiene compagnia accendo il PC e guardo le notizie riguardanti la mia zona. Immagino di sapere cosa troverò: la notizia di quel povero ragazzo, Massimiliano, che purtroppo non ce l’ha fatta…. Dico: "sapevo" in quando ieri sera ho trovato dei mazzi fiori sul piazzale del campeggio di fronte alla mia abitazione. Ho vissuto tutti i momenti di quella dannata tragica domenica. La mia famiglia ed io eravamo in casa, appena tornati da una piccola gita a Ranco, quando ad un certo momento sentiamo un frastuono….come un esplosione. Ho detto a mio marito "è successo qualcosa in strada" di corsa vado a vedere.. non per curiosità, ma per capire e portare il primo soccorso, anche se il tutto si è limitato a chiamare il 118.
Era già tutto chiaro: l’ennesimo incidente, sempre lì, su quel MALEDETTO tratto di strada. La rabbia inizia ad affiorare, in sequenza ricordo tutti gli incidenti che in questi mesi, in questi anni sono accaduti: lì proprio lì in quella "manciata" di metri su quella provinciale . Per essere più precisi l’ultimo della sequenza è di sabato sera 7 maggio… una settimana prima, quando non c’è stata la tragedia solo perché la jeep ha assorbito il colpo, lasciando indenne il conducente… ma facendo dei grossi danni al muro di contenimento, guard-rail e lo "specchio" che ci aiuta ad immetterci sulla provinciale.
Vi posso assicurare che tutti gli abitanti della zona sono terrorizzati da quella strada e da quella curva, sempre sul "chi va là" quando si tratta di attraversare sia in macchina, a piedi o con qualsiasi altro mezzo, facendosi il segno della croce e augurarsi che non arrivi qualcuno a velocità folle. Dobbiamo proibire ai nostri figli di uscire in bicicletta per andare dall’amico o all’oratorio; ci risulta impossibile andare a piedi al cimitero a trovare i nostri cari (dista solo 200 metri): non esistono marciapiedi e tantomeno una ciclabile.
La stessa domanda si rinnova tutte le volte: "quanti incidenti e morti devono avvenire prima che venga messa in sicurezza la strada?" perché oramai il detto che recita "prima di fare qualcosa ci deve scappare il morto" non serve più! di morti ve ne sono stati tanti, troppi e i cittadini sono stanchi di avere sempre paura a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Chiediamo anche con l’aiuto di Varesenew si fare sentire la nostra voce, magari anche una raccolta di firme "virtuale" per poi presentarla a chi di dovere e con la speranza che le promesse fatte da anni si avverino! Tra le ultime vi è quella di un bel semaforo… ma servirà veramente? Di notte questi impianti vengono spenti e la strada si trasforma in un rodeo senza controllo e senza regole.
Non voglio protrarmi ulteriormente nel proporre soluzioni (se mai ci saranno) non è il momento ed il luogo adatto… e poi… ho tanta rabbia dentro di me e penso che se solo le Istituzioni (quelle con la "i" maiuscola) avesso FATTO invece che promettere… molte vite si sarebbero salvate.
Il mio pensiero, ora è vicino alla famiglia di Massimiliano e prego che di dovere ascolti la nostra voce.
Grazie, Laura
Caro Direttore,
oggi tutta Angera piange e rimane in silenzio. La notizia dell’incidente di Massimiliano, ci ha pietrificato.
Tutto il giorno con il fiato sospeso, impazienti, pregando e aspettando un “è fuori pericolo” che invece non è mai arrivato. E alla fine la brutta telefonata che ha spento tutte le nostre speranze. Un fulmine a ciel sereno.
La perdita di un amico come lui è un dolore così grande, improvviso e profondo che a parole è proprio impossibile descrivere. “Andava troppo veloce”, “è stato un destino, se fosse passato un attimo prima o dopo non sarebbe successo niente”, “la moto è troppo pericolosa”.. Già, la moto.. Quanto costa questa passione? E vale davvero quello che si rischia? Continuiamo a chiedercelo.
E allora pensiamo a quello che ci è costata questa volta: abbiamo perso un amico. Siamo sconvolti, abbiamo perso un amico unico, buono e sincero. Un prezzo che per le nostre tasche forse è un po’ troppo caro..
Ciao Gido
L’uomo in realtà era un ragazzo, un amico, un compagno di classe
5B del Collegio De Filippi di Arona.
Ti vogliamo bene Moby.
Il duro sfogo di Lorenzo, nostro grande amico ed ex collaboratore
Ho letto oggi la notizie sugli incidenti pubblicata ieri. Purtroppo quelcentauro in gravi condizioni, coinvolto in un incidente a Lisanza, era miocugino. E' il mio testimone di nozze e viveva proprio di fronte a casa mia.Scrivo viveva, perché Massimiliano è arrivato all'ospedale di Como praticamentegià morto. Non serve scrivere o esprimere chissà cosa x farti immaginarecome mi sento. Un po di rabbia, però, l'ho conservata ancora: quanto bastaper incazzarmi di fronte a certe situazioni vergognose.Mi permetto di suggerirvi un'inchiesta, fate qualcosa almeno voi: andatea verificare quanti morti ha fatto quel tratto di strada non più lungo di300 metri, tra il campeggio di Lisanza e la curva verso Angera. Andate achiedere, a chi abita lì, quanti cadaveri ha raccolto davanti casa soltantonell'ultimo anno. Siamo a una media di quasi un morto a settimana, ormai.Questa volta è toccato a mio cugino, ma la scorsa settimana c'era qualcunaltro e prima ancora altri e magari domenica prossima possiamo già appostarciper vedere chi ci lascerà le penne.Gli incidenti in quella zona sono diventati la normalità, soprattutto daquando ha prevalso la speculazione, l'interesse a ogni costo. Nei pressidi quella dannata curva, di recente sono state costruite e restaurate numeroseabitazioni e appartamenti. IN particolare, ci sono alcuni appartamenti costruitidi recente che hanno l'uscita sulla provinciale proprio nel punto ciecodella curva. Chi tenta di attraversare la strada in quel punto, è come sefacesse la roulette russa. Poco importa se lo fa a piedi o in macchina,visto che un paio di mesi fa, una ragazza a piedi è stata travolta e uccisada un auto che, per assoluta mancanza di visibilità, non ha potuto evitarel'impatto.Lo stesso pericolo esiste nell'altro senso di marcio, vesto Sesto Calende.Poco dopo la curva, impresari edili e politici hanno fatto addirittura meglio:ci hanno piazzato un campeggio con tanto di parking: è stato proprio inquel punto che mio cugino ha perso la vita. Provenendo verso Angera, dopoun rettilineo lunghissimo che invita ad accelerare, ci si trova di frontealla fortuna: se qualche malcapitato proveniente in senso opposto decidessedi svoltare al campeggio, sarebbe una tragedia. E così è stato domenica.Quando accadono incidenti così gravi possiamo dare la colpa a tutti o anessuno: la velocità, il mancato rispetto del codice della strada, la sfiga,il guasto meccanico, il colpo di sonno e quant'altro.Non c'è nessuno che va a guardare che accanto a tutto questo ci sono altrecose che possono uccidere: un campeggio e un residence in quel punto nonandavano costruiti senza prima aver messo in sicurezza quel tratto di strada.Chi ha pensato, progettato e approvato in sede politica di costruire unresidence con uscita "cieca" sulla provinciale ha nomi e cognomi: questagente personalmente la considero alla pari dei delinquenti comuni.Un campeggio con parcheggio per accedere al lago, a 20 metri da una curva"parabolica", è un crimine: chi ha concesso questa pura speculazione ediliziasenza preoccuparsi dei rischi, senza prima provvedere alla sicurezza, èun criminale. Fuori i nomi e cognomi di quegli assessori che firmano progettiassolutamente folli. Fate i nomi e i cognomi, cara Varesenews, se avetele palle fateli. Poi magari qualcuno vi dirà che la sicurezza della provincialedi Lisanza è una priorità, che è un problema a cui si deve far fronte, cheè un'emergenza... ma intanto la gente continua a morire da anni. La gentecontinua a rischiare e intanto quei nomi e cognomi se ne fregano.Scusa lo sfogo, ma lo puoi comprendere: invece di dare spazi spropositatial teatrino squallido dei politici varesini, ai litigi, alle polemiche,ossia alle balle, andate a vedere sul territorio cosa succedeCiao,Lorenzo
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