Terrorismo islamico, indagini anche a Varese

Indagine delle procure di Milano e Torino, perquisizioni a Varese e provincia

Ci sarebbe anche la Provincia di Varese al centro delle indagini dei Carabinieri contro cellule terroristiche di matrice islamica.

Nelle prime ore di questa mattina i carabinieri del Ros e dei comandi provinciali di Milano, Varese, Torino, Novara, Bologna e Vercelli hanno eseguito in Lombardia numerose ordinanze di custodia cautelare in carcere e perquisizioni nell’ambito di due indagini condotte dalle procure di Milano e Torino su attività terroristiche. Secondo fonti di agenzia non risulterebbero arrestati a Varese. Dalla moschea di via Giusti, luogo di culto islamico del capoluogo, parlano di 5 fermi avvenuti in mattinata; due sarebbero le persone già rilasciate, mentre la posizione degli altri tre sarebbe ancora al vaglio degli inquirenti.

Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate da magistrati delle procure di Milano e Torino, nell’ambito di due inchieste, contestando agli arrestati il reato di associazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale.

Il reato contestato è l’articolo 270 bis del codice penale: associazione per delinquere finalizzata al terrorismo internazionale. L’indagine della procura di Torino ha consentito di smantellare una cellula ritenuta componente del Gruppo Islamico Combattente Marocchino, organizzazione che in Marocco mira a rovesciare l’attuale regime per instaurare uno stato teocratico.
L’organizzazione individuata a Milano, costituita prevalentemente da tunisini di ispirazione salafita, è ritenuta anche responsabile della progettazione di attentati contro edifici pubblici e forze di polizia italiane.

A Milano sarebbero 12 le ordinanze di custodia cautelare in carcere e un divieto di dimora, emesse dalla magistratura, a conclusione di un’indagine condotta su un gruppo islamico radicale, operativo in Lombardia fra il 1997 e il 2001. Fra gli arrestati figurano i tunisini Maaoui Lofti Ben Sadok, noto come Abu Hodeifa e Hamadi Bouyahia, quest’ultimo scarcerato la scorsa settimana. Fra coloro ai quali sono state notificate in carcere le nuove misure cautelari ci sono i tunisini Sherif Said Ben Abdelhakim e Essid Sami Ben Kemais, ritenuto il capo della cellula italiana di reclutamento dei mujahedin afghani smantellata nel 2001. Nel corso dell’operazione, la polizia ha eseguito diverse perquisizioni domiciliari: una ha riguardato l’egiziano Arman Ahmed El Hissiny Helmy, noto come Abu Imad, imam della moschea milanese di viale Jenner, dove è stato perquisito l’ufficio dell’imam.

(seguono aggiornamenti)

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Pubblicato il 18 Maggio 2005
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