A Parigi Ivan Basso è il primo degli umani
Il corridore di Cassano Magnago secondo dietro l'invincibile Lance Armstrong, che conquista il suo settimo Tour de France consecutivo
Un buon viatico, anzi ottimo, per i prossimi Tour, quando le roi americain non ci sarà più, e il duello più atteso sarà proprio quello tra Basso ed Ullrich; e se Armstrong ha già incoronato Ullrich come proprio erede, Ivan ha tutte le ragioni di non essere d’accordo, avendo ampiamente dimostrato di poter staccare il tedesco in montagna e contenere i danni a cronometro. Il cassanese ha dimostrato quest’anno di essere oramai assurto all’Olimpo dei grandi campioni, sfoderando eccezionali prestazioni tanto al Giro d’Italia (perso solo a causa di un improvviso malanno gastrointestinale) quanto in terra di Francia, dove si è guadagnato le simpatie del pubblico con i suoi tenaci anche se infruttuosi attacchi alla maglia gialla, scatenati con un ghigno da filibustiere stampato sul viso. Peccato, invece, per il minuto e cinquantaquattro secondi perso ieri nella cronometro corsa a St.-Etienne su di un percorso davvero splendido (ancora complimenti all’organizzazione). Partito a tutta birra, Basso era in testa con sette secondi sullo stesso Armstrong al chilometro 17, poi un calo di energie e una certa timidezza in discesa gli sono costati un distacco che poteva essere ancora più ridotto.
Va in archivio anche l’ultimo tappa sugli Champs Elysées parigini, tradizionale passerella parigina dedicata ai velocisti, puntualmente vinta da un non-velocista, il bravissimo Alexander Vinokourov, che ha sfruttato in modo sapiente l’allungo finale dell’australiano Bradley McGee per poi bruciarlo sul traguardo, beffando il plotone. Non è la prima volta che il gruppo resta asciutto quest’anno: si nota che fuggitivi di giornata e attaccanti dell’ultimo minuto stanno avendo finalmente, dopo anni, il giusto successo. Segno forse che la lotta al doping sta funzionando. È stato anche per questo un Tour davvero interessante, a parte Armstrong, ormai dato per scontato come il caldo o l’asfalto che si scioglie al sole; si sono conosciuti personaggi pimpanti e sempre pronti ad andare all’attacco alla garibaldina, e restarci un’intera tappa senza mai demordere. Per citarne solo due: il danese Mickael Rasmussen, un "peso gallo" autore di un’impresa d’altri tempi sui Vosgi e piegato solo alla distanza, ma che rivedremo sicuramente, o il galiziano Oscar Pereiro Sio, tenace ed ostinato attaccante di giornata, premiato alla fine da un meritato successo di tappa. Vi sono dunque tutti gli elementi per attendersi l’anno prossimo un Tour entusiasmante per gli appassionati e finalmente aperto per quanto riguarda il successo finale, sperando che anche altri "fenomeni" nostrani come Alessandro Petacchi e Damiano Cunego possano essere al via. Perchè l’anno prossimo vincere il Tour non sarà più, per nessuno, un sogno mostruosamente proibito.
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