“Toglietevi la divisa e vi ammazzo”: pomeriggio di follia tra Laveno e Luino
Arrestato un 44enne per resistenza e minacce ai carabinieri. L'uomo si difende in aula: "Ce l'avevo con un allarme che non mi faceva dormire"
Momenti di altissima tensione quelli vissuti nel pomeriggio di lunedì tra Laveno Mombello e Luino. Un uomo di 44 anni, di origini marocchine ma residente da decenni nel Varesotto, è finito in manette dopo un intervento dei carabinieri della stazione di Castelveccana particolarmente concitato, culminato in gravi minacce e urla per strada.
L’episodio e l’arresto
Tutto è iniziato a Laveno Mombello, dove l’uomo risiede. Secondo la ricostruzione dei militari, il 44enne avrebbe dato in escandescenze arrivando a sfidare apertamente le forze dell’ordine: «Toglietevi la divisa che vi ammazzo», avrebbe urlato all’indirizzo dei carabinieri intervenuti per calmarlo.
Lo stato di agitazione dell’uomo è apparso subito talmente grave da rendere impossibile la permanenza nelle camere di sicurezza della caserma, portando al trasferimento immediato in carcere in attesa dell’udienza.
Il profilo: tra precedenti e tensioni in famiglia
Il quadro emerso durante l’udienza di convalida davanti al giudice, tenutasi martedì mattina, tratteggia una figura già nota alle autorità. A carico dell’uomo risultano infatti: otto segnalazioni precedenti per resistenza a pubblico ufficiale, precedenti per rapina e stupefacenti, una condanna (non definitiva) per guida in stato di ebbrezza, una diagnosi psichiatrica e un periodo di sorveglianza speciale già scontato in passato.
Non solo: il Pubblico Ministero Davide Toscani ha richiamato l’attenzione su recenti episodi di maltrattamenti in famiglia nei confronti della madre, con cui l’indagato convive insieme ai fratelli. L’uomo, che lavora saltuariamente al mercato, ha attualmente il permesso di soggiorno sospeso.
La difesa in aula: “Colpa di un antifurto”
Davanti al giudice, l’indagato ha fornito una versione dei fatti diametralmente opposta. Ha negato di aver minacciato i militari, sostenendo che la sua rabbia fosse rivolta altrove: «Non ho minacciato nessuno, ce l’avevo con un allarme che suonava da due giorni e non mi faceva dormire», ha dichiarato in aula. Riguardo ai rapporti con la madre, ha ammesso qualche tensione recente, pur definendo il legame sostanzialmente buono.
Le richieste legali
Il PM ha chiesto la convalida dell’arresto e la custodia cautelare in carcere, ritenendo che i domiciliari non siano una misura idonea dato il contesto familiare e i numerosi precedenti specifici. Di parere opposto la difesa, affidata all’avvocato Davide Sfulcini, che ha sollecitato una misura meno afflittiva per il proprio assistito.
Il giudice si è riservato la decisione sulla misura cautelare più idonea, mentre l’episodio riaccende il dibattito sulla sicurezza degli operatori e sulla gestione di soggetti con fragilità psichiatriche già noti alle forze dell’ordine sul territorio luinese.
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