Ecco come la burocrazia “frena” i lavori della diga
L’invaso sull’Olona ai Mulini di Gurone attende ancora il “sì” dalla Capitale. Ieri il Consiglio dei lavori pubblici ha chiesto ulteriore documentazione. La cronistoria della vicenda offerta da Villa Recalcati
Riceviamo e pubblichiamo
Una telenovela la cui fine ancora non si intravede. E’ quella della diga sull’Olona, argomento ieri all’ordine del giorno della IV Sezione del Consiglio superiore dei lavori pubblici, a Roma.
La conclusione dei lavori è un altro rinvio con la richiesta di nuove spiegazioni, di ulteriori delucidazioni, dell’ennesima integrazione di documenti.
«Se lo ricordino i cittadini, le amministrazioni locali. Tutto questo temporeggiare sta ritardando i lavori per i quali la Provincia è pronta. Le lungaggini della burocrazia romana comporteranno un ritardo di almeno quattro mesi nell’avvio dell’opera. Senza contare quanto queste richieste ci sono costate in maggiori spese di progettazione».
A quelle di Reguzzoni fa seguito un coro di proteste anche dal vicepresidente della Provincia, Giorgio De Wolf: «Sinceramente mi pare che si stia oltrepassando il limite della sopportazione. E’ un atteggiamento dilatorio che fa male al territorio e che colpisce soprattutto un’opera la cui importanza è fondamentale per garantire sicurezza alle popolazioni e alle imprese». L’assessore all’Ambiente, l’ex Magistrato Francesco Pintus: «Sono sempre più amareggiato. Non solo da Roma arrivano sempre meno soldi e quelli che ci promettono finiscono per non uscire quasi mai dalle casse ministeriali. Non c’è solo questo trattamento poco dignitoso, in taluni uffici sembra esserci l’assoluta insensibilità di fronte all’importanza dell’opera. Con tutta questa serie di chiacchiere nella migliore delle ipotesi abbiamo perso quattro mesi, nella peggiore ci chiederanno altre modifiche. Dico soltanto – conclude Pintus – che gli aggiornamenti e le modifiche imposte al nostro progetto sono costate 1,5 milioni di euro in più alla Provincia. Ditemi se questo è un sistema di seria collaborazione».
Ripercorrere la vicende dei rapporti fra Provincia e Registro dighe è rivivere la realtà di due anni di burocrazia asfissiante.
Il progetto definitivo della diga ai Mulini viene consegnato dalla Provincia alla sede del Rid di Milano nel dicembre 2003. A Milano si deve svolgere una pre-istruttoria, una valutazione iniziale della fattibilità dell’opera. Sarà poi la sede di Roma del Rid a dare il parere definitivo. A Milano si svolge nei giorni immediatamente successivi alla presentazione del progetto, un incontro che vede allo stesso tavolo tecnici del Registro, il progettista della diga e i funzionari della Provincia. La sede di Milano del Registro non evidenzia perplessità e non trova obiezioni neppure dal punto di vista procedurale. La strada sembra (sembra) tutta in discesa. La speranza si scioglie come neve al sole. L’istruttoria (che dovrebbe durare al massimo sei mesi) si dilata da dicembre 2003 a settembre 2004, quando la sede romana del Registro chiede alla consorella milanese e all’Arpa un parere che diventa una richiesta di integrazione alla Provincia di Varese. Da Villa Recalcati i tempi di evasione sono brevissimi.
La doccia fredda sta per piombare sulla città. Milano fa sapere telefonicamente che al Registro romano la diga non piace. Perché la notizia si apprende dal capoluogo lombardo e non dalla sede centrale del Registro che sta materialmente valutando il progetto? Mistero.
Non è un mistero invece che Rid Roma decide di trasferire tutto l’incartamento al Consiglio superiore dei lavori pubblici accompagnandolo con una relazione.
Tecnici e funzionari della Provincia piombano a Roma il 13 settembre scorso. Perché ci sono tante incertezze? Il Registro si difende dicendo che, in mancanza di una normativa specifica per gli invasi temporanei, occorrono alcune modifiche al progetto. Malgrado il progetto sia definitivo, la Provincia riaffida al progettista i disegni della diga chiedendo integrazioni. Un’opera che il progettista ovviamente fattura e che la Provincia salda.
L’aggiornamento richiesto viene consegnato il 20 gennaio di quest’anno ad entrambe le sedi del Rid, Milano e Roma. Il cantiere per il primo lotto di lavori (la costruzione di un muro di sostegno per la tangenziale e lo sbancamento dei terreni) è già stato inaugurato. I soldi c’erano e nessuno informò la Provincia, nel momento in cui l’appalto fu indetto e il cantiere assegnato, che a Roma il Rid aveva “perplessità”.
Torniamo al 20 gennaio. Il Rid smentisce se stesso: non bastano più le integrazioni richieste quattro mesi prima, ne servono ulteriori. Aggiunte che, anche questa volta, la Provincia fornisce nel volgere di pochissimi giorni.
Arriviamo a maggio 2005. Telefonicamente arriva la notizia che l’autorizzazione è pronta, in giacenza negli uffici del dirigente solo per la firma. Passano i giorni, passano le settimane ed ecco la bella scoperta. Anziché alla firma del dirigente, il pacchetto-diga è stato dirottato – e siamo al 15 giugno – sul tavolo del Consiglio superiore dei lavori pubblici per il “parere di competenza” a dispetto di tutti gli accordi precedentemente presi.
La IV sezione del Consiglio si era riunita una prima volta il 7 luglio. La Commissione relatrice (9 componenti, tra i quali tre docenti universitari alcuni tecnici e dirigenti amministrativi) ha il compito di studiare il progetto e proporre alla Sezione un parere sul quale esprimere un voto.
Ieri la nuova seduta, della quale s’è detto in apertura. Prossimo round, in settembre. Decisivo?
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