Sempre più mamme in carriera, ma la strada è ancora lunga
Una ricerca a livello nazionale di Unioncamere annuncia: 28.000 donne imprenditrici in più rispetto al 2004. Ancora troppi i luoghi comuni sulle donne negli ambienti di lavoro
Ancora oggi l’87,7 % delle donne imprenditrici intervistate conclude che le donne rivestono ruoli meno importanti di quelli degli uomini perchè su di esse pesa per intero il lavoro familiare, e l’82% di esse ritiene che la maternità costituisca un ostacolo per la carriera. Di fronte a queste cifre, non bisogna meravigliarsi del tracollo della natalità in atto da decenni. In realtà la responsabilità di questa situazione grava sulle spalle dei colleghi maschi. Ben l’88,1% delle intervistate si è infatti sentita dire che "per un uomo la carriera è più importante che per una donna"; 7 su 10 hanno dovuto ascoltare la tesi secondo cui le donne dovrebbero stare a casa e occuparsi dei bambini, lasciando agli uomini il compito di lavorare e guadagnare. Ben il 57,4%, infine, ha ascoltato colleghi e subordinati affermare che un uomo non dovrebbe mai avere una donna per capo.
Le donne in generale lamentano la difficoltà di conciliare un lavoro impegnativo con la cura della famiglia e dei figli. "Occorre ripensare l’organizzazione del lavoro femminile" conclude il segretario di Unioncamere Giuseppe Tripoli, "con maggiore flessibilità negli orari e politiche di supporto adeguate, oltre alla promozione fin dalla scuola di una cultura delle pari opportunità. A dispetto di queste difficoltà, il protagonismo al femminile avanza". Esaminando i dati dettagliati delle ricerche di Unioncamere, riferiti al 30 giugno 2005, si osserva una certa omogeneità tra le regioni italiane. Quella con più imprese al femminile in proporzione è, a sorpresa, il piccolo Molise (32,2%), mentre nelle regioni a più alto tasso di imprenditoria, come Lombardia (20,3 %), Emilia-Romagna (20,0 %) o Veneto (21%) ci si attesta su una proporzione del 20%. Paradossalmente Sud e Isole superano nettamente, con il loro 26,2% complessivo di aziende femminili, le percentuali del più "moderno" Nord, un fattore questo che meriterebbe approfondimenti. Crescono frattanto le imprese femminili "esclusive": +2,8% per singole imprenditrici, partite IVA e imprese totalmente al femminile, che rappresentano ben il 95,1% del totale. Ben 35.000 le "capitane d’impresa" extracomunitarie, una percentuale già significativa nell’esercito di 1.210.612 imprese femminili, in gran parte individuali, che popola il Paese. Trasporti e telecomunicazioni, servizi alle imprese e sanità: questi i settori in cui le donne si stanno facendo largo in modo più significativo. Ma il netto calo delle imprese a maggioranza (-5,3%) o a forte partecipazione (-4,6%) femminile è segno che non è tutto oro quel che luccica e che ancora molto resta da fare per una vera parità tra i sessi in azienda.
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