Aslam, ce la posso fare anch’io

La storia di Giorgio Sironi, formatore all'Associazione Scuole Lavoro Alto Milanese, e dei ragazzi della scuola di Samarate

 Giorgio Sironi (foto) accoglie con un sorriso. Dietro gli occhiali con la montatura scura si intravedono due occhi vispi e intelligenti, che osservano e ti fanno nascere istintivamente la curiosità di ascoltare la preziosa esperienza umana e professionale di questo ragazzo di San Macario. Fin da giovanissimo si dedica agli altri: «Esperienze di volontariato, partecipazione attiva in parrocchia e in oratorio, servizio civile in una comunità di recupero per ragazzi tossicodipendenti e tante altre piccole (grandi) cose. Dopo la laurea in Lettere Moderne non avevo idee molto chiare sul mio futuro lavorativo, però sapevo bene quali erano le basi su cui costruire qualcosa di concreto: cercavo un lavoro che mi avrebbe permesso di vivere a contatto con la gente e crescere da un punto di vista umano, oltre che professionale».

Giorgio capisce che una strada percorribile per assecondare questi desideri è quella della “formazione”: «Decido di frequentare un corso sul tema “selezione – formazione”, dopo il quale ho l’occasione di iniziare a collaborare con un ente che opera proprio in questa zona, l’ASLAM (Associazione Scuole Lavoro Alto Milanese)». Questa è un ente accreditato dalla Regione Lombardia che opera nel campo della formazione, dell’orientamento e dei servizi finalizzati all’inserimento lavorativo. Dal 1999 Giorgio Sironi lavora qui.

«Il nostro scopo è offrire una proposta che qualifichi giovani e adulti accompagnandoli nella ricerca della loro strada». Oggi Giorgio risponde così, quando gli chiedi di cosa si occupa nella vita. Parla al plurale perché ormai si sente parte attiva di una realtà con cui collabora da più di sei anni e grazie alla quale ha modo ogni giorno di «crescere, migliorare, mettersi in gioco continuamente» insieme a ragazzi «che sono come cavalli sui quali nessuno scommette». Già, perché più che insegnare, qui si impara davvero a vivere in un modo semplice, “puro”. Lo si respira nell’aria, lo si vede dai volti sereni di Giorgio e dei suoi colleghi: «I ragazzi che vengono a formarsi da noi sono trasparenti, diretti, non hanno maschere: è bello poter lavorare con loro. Sono per lo più adolescenti che dopo avere concluso la terza media non riescono per vari motivi a completare il ciclo di istruzione, oggi obbligatoria fino ai 18 anni. Qui possono completare gli studi prendendo parte a percorsi di qualifica riconosciuti a livello nazionale». Certo, in una realtà come questa le fatiche non mancano. Giorgio però preferisce parlare di «avventure. Sono delle sfide, perché l’adolescente ti provoca per capire se si può fidare di te, del tuo mondo, il mondo dei “grandi”; vuole capire se sei disposto a metterti in gioco, a entrare in rapporto con loro per quello che sono. Bisogna essere sempre disponibili, saper dialogare con loro, cercare di entrare nel profondo dei loro cuori, perché, in realtà, quello che cercano è solo di essere ascoltati e amati».

Lo vedi sui volti dei ragazzi che escono dalle lezioni. Sono felici: si capisce che stanno imparando che la vita può essere migliore di quella vissuta fino ad oggi. Hanno voglia di dimostrare quanto valgono e vogliono imparare per poi saper lavorare. Il lavoro diventa finalmente un’occasione di riscatto, uno strumento importante per costruire ed affermare la propria identità sociale. Capiscono che dietro ad una figura professionale c’è un uomo, una personalità unica ed inimitabile che ha piena consapevolezza di sé: «I ragazzi qui imparano a conoscersi: entrano spesso insicuri, poco convinti, ma escono sapendo bene chi sono e diventando loro stessi esempi positivi e grandi motivatori per altri giovanissimi» spiega Sironi.

La conferma arriva direttamente dalle parole dei ragazzi, dalla voglia che questi ragazzi hanno di raccontarti ciascuno la propria storia. Francesco lavora da tre anni: «Frequentavo un centro giovanile dove mi hanno detto che all’ASLAM c’era un corso per tornitore. Ho imparato un mestiere e ora consiglio ai miei amici di venire qui». Per Cristian «all’inizio era come un gioco, non avevo tanta voglia di venire qui, poi invece mi sono ambientato molto bene. Dopo un anno mi hanno trovato subito un lavoro». Anche Lorena non aveva voglia di studiare: «Non riuscivo ad allacciare rapporti positivi con i docenti. Qui è diverso: i professori non parlano alla classe, ma al singolo e ora posso dire che mi si è aperta una porta sul futuro, mentre prima non avevo niente». Francesco, 18 anni: «Qui mi hanno dato fiducia, ero una testa calda, ora sono un’altra persona. Non sapevo neanche cosa fosse un tornio, ora posso permettermi di dire che lo so usare molto bene». Gli fa eco Giuseppe: «Qui ho fatto il triennio di operatore meccanico; mi hanno motivato nel modo giusto ed ora lavoro. Eravamo ragazzi di strada, ora siamo diventati più maturi, più seri e più contenti». Stando seduti in mezzo a loro, ascoltando le loro storie, si percepisce l’emozione che hanno vissuto: hanno compreso l’importanza della formazione e del lavoro, come grande occasione di crescita. Perché, conclude Alessandro Castagnoli, direttore di ASLAM, «il nostro lavoro è un’occasione per sperimentare ogni giorno la speranza, per noi e per tutti quelli che incontriamo».

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Pubblicato il 17 Novembre 2005
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