Dal vecchio cedro malato “risorgono” i crocefissi

Al lavoro una giovane artigiana, Cristina Fanni. «L’albero vecchio cento anni era il simbolo della città»

Un cedro vecchio cento anni. Malato. Abbattuto. Una giovane artigiana, lavora il legno: «Facciamo dei crocefissi da donare alla città». La proposta è stata accettata dal Comune e in questi giorni è iniziata la lavorazione del legno da parte di Cristina Fanni, giovane imprenditrice di 30 anni che da un anno ha aperto un negozio d’artigianato in pieno centro città, dal nome evocativo di “La bottega delle Fate”. Cristina, orafa e cesallatrice, che ha fatto anni di gavetta lavorando prodotti di altri, si è messa in proprio, per realizzare le sue creazioni, col legno, con l’ottone, con il vetro. «Poi poco prima di Natale ho visto che abbattevano quel grande albero – racconta Cristina riferendosi al cedro della piazza principale della città che per decenni ha caratterizzato l’area verde di fronte al Comune -. Sarebbe stato un peccato che tutto finisse in una segheria, soprattutto per quello che voleva dire quel cedro, cresciuto in piazza Mazzini dai primi del ‘900».

E così Cristina, tramite il Gruppo Artistico tradatese, sostenuta da Carla Burgstaller ed Emilio Baroffio, ha proposto al Comune di realizzare dei crocefissi, uno grande ricavato dal tronco principale, e una serie di altri piccoli crocefissi, una decina, forse: «Non andranno in abitazioni private – spiega -, ma saranno donati alla città ed espoti in edifici pubblici, che sono ancora da definire».
Un artigiano e le sue tradizioni, quindi: «Sì, sono cattolica, ma quello che mi premeva fare non era imporre la mia religione, ma fare qualcosa per la città. Tradate nasce cristiana e ci faceva piacere che da un simbolo storico come l’albero potesse emergere un simbolo altrettanto forte».

Nei giorni scorsi è iniziata la lavorazione del legno, ma ci vorrà del tempo: «Devo tenere aperto il negozio, non mi posso permettere di chiuderlo, ho aperto da poco e mi sto facendo la mia clientela. Certo è difficile inserirsi come artigiano in una zona fortemente industrializzata, ma la città sta rispondendo bene. Forse occorre riscoprire il piacere dei lavori manuali, la bellezza di avere degli oggetti che sono personalizzati e soprattutto pezzi unici».
Cristina mostra orgoliosa anche i bozzetti dei crocefissi che sono stati approvati dal Comune: «Esattamente come “I prigioni” di Michelangelo, non si deve dimentacare la provenienza del crocefisso – continua – per questo abbiamo scelto almeno l’opera più grande, di far sembrare che il crocefisso esca dal tronco, come se ci fosse sempre stato e come se andasse solo tirato fuori. Ci lavorarerò nei fine settimana e mio marito mi darà un mano, come in molti altri lavori, ma in fondo gli artigiani non sono anche collaborazione?».

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Pubblicato il 26 Gennaio 2006
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