Malpensa e Pedemontana. Le priorità del nuovo Prefetto
Roberto Aragno ha già incontrato questore e presidente della Provincia. Migliorare le infrastrutture il primo obiettivo
Si aggira per i corridoi della prefettura con fare discreto: «Lei di cosa si occupa» dice con il suo spiccato accento partenopeo ad un funzionario che si affaccia sulla porta dell’ufficio. Roberto Aragno, il nuovo prefetto, si è insediato nella terra della Lega Nord da appena due giorni, dopo una vita passata a girare per l’Italia. L’ultima tappa è stata Lecco dove, per sua stessa ammissione, si trovava molto bene. Là il rappresentante dello Stato centralista ha imparato a fare i conti con il Carroccio e la devoluzione. «Io con la Lega non ho mai avuto problemi. E poi ormai è una una forza di Governo e istituzionalizzata».
Di Varese ha un ricordo vago che risale a circa 40 anni fa quando, da giovane laureato in legge, era venuto nel cuore del miracolo economico per lavorare come legale alla corte di "Mister Ignis", alias Giovanni Borghi.Una visita che rimase tale e che spalancò le porte ad una lunga carriera al servizio dello Stato. Il ritorno nella Citta Giardino, anche se dopo tanto tempo, per Aragno sembra l’approdo ideale. Il nuovo prefetto, infatti, è un appassionato di jogging e la presenza di tanto verde (non solo quello leghista) è un dettaglio non indifferente.
In due giorni ha già incontrato il questore Giovanni Selmin e il presidente della provincia Marco Reguzzoni, che gli hanno fatto un quadro della situazione. «Il nome di Varese – dice Aragno – è legato a Malpensa, che è una fonte di ricchezza e di sviluppo, ma al tempo stesso crea problemi, come il traffico di cocaina, il cui consumo sta dilagando dappertutto. I problemi sono un po’ gli stessi che ho incontrato a Lecco, soprattutto per quanto riguarda le infrastrutture e la Prefettura darà il suo contributo per risolverli».
Sul suo taccuino Aragno ha già segnato gli appuntamenti della "sua missione bosina": Pedemontana, autostrada e naturalmente il mega hub della brughiera. Ritiene inoltre che Varese non sia una provincia razzista e che il fenomeno mafioso non sia stanziale. Al tempo stesso ammette, però, di conoscere poco la nuova realtà e proprio per questo avvierà tavoli di lavoro e visite nei 141 comuni della provincia. «Mi piace mettermi in relazione, conoscere e fare gruppo perché mi piace il lavoro condiviso. A Lecco c’erano 90 comuni e li ho visitati tutti. Vorrei fare qui la stessa cosa per conoscere bene il territorio».
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