La micro Amazzonia varesina
Un gruppo di cittadini denuncia tagli indiscriminati degli alberi
Riceviamo e pubblichiamo:
Ogni mattina si aggiunge un fazzoletto di deserto fatto di sterpaglie secche e alberi abbattuti ai margini delle strade di Castiglione Olona. Sino a 4 anni, il fresco e l’ossigeno erano un bene raro del bellissimo e decadente borgo, nonostante i fumi della Mazucchelli. Oggi, in molte aree del paese, non c’è più un albero, ma centinaia di tronchi mozzati. Da un paio di mesi poi gli alberi non sono più verticali ma cadaveri orizzontali buttati giù come soldati in un campo di battaglia.. A Castiglione e nei comuni limitrofi (Lozza e Castelseprio), stanno abbattendo, alla velocità di un cataclisma, tutto ciò che ha parvenza di albero.
“Rete 55”, in un recente servizio interlocutorio, destinato a continuare, ha ripreso lo scempio in corso, ponendo domande, ancora inevase, alle autorità responsabili del taglio indiscriminato dei fusti. Sembra che la Provincia di Varese abbia emesso l’ordinanza di eliminare gli alberi pericolanti immediatamente adiacenti alle strade, dopo le nevicate dello scorso inverno. Ma qui, e in tutto il circondario, si è fatta strage, altro che alberi secchi e fragili, sono state tagliate intere colline, alberi d’alto fusto e ripe che dividono strade! Nell’inspiegabile e ambiguo destino di mortificazione del territorio ci chiediamo: a chi serve tagliare tutti questi alberi? Chi dà permessi indiscriminati? Dov’è la forestale? Perché tanta fretta? E soprattutto quali saranno le conseguenze della precipitosa e continua desertificazione?
Mentre in tutti i paesi civili d’Europa è in corso una politica di ri-forestazione, un’ottusa cecità dilagante tra gli uomini del varesotto porta i tagliaboschi a fare razzia quotidiana di centinaia di alberi, lavorando anche la domenica. Depredare la collettività di quel bene comune che è l’albero è inaccettabile. La terra viene ridotta a una testa calva e misera senza ossigeno e, là dove le mamme passeggiavano con le carrozzine d’estate, non rimangono che sterpaglie morte e neanche più l’ombra di un solo albero. Questo è un grido d’aiuto: di fronte a questo spettacolo dantesco, occorre frenare immediatamente lo scempio fatto a una velocità sospetta; occorre accertare le responsabilità e cominciare a piantare alberi, subito, coinvolgendo la popolazione e i bambini, dando così un segnale concreto che riporti verso una visione illuminata del territorio, più vicina alla concezione del Cardinal Branda Castiglioni (fondatore del borgo) più che a quella di spregiudicati e insensibili speculatori.
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