Al di là dell’antiberlusconismo

Vero il partito democratico, l’alternativa a Berlusconi non è l’antiberlusconismo professionale dei comici e dei commedianti ma è una politica seria, di coesione sociale

Il Centrosinistra dice che è finito il Berlusconismo? Sono perfettamente d’accordo. Ma adesso finisca anche l’antiberlusconismo esacerbato ed eccessivo che è stato un elemento forte della fortuna elettorale del Presidente del Consiglio.

Berlusconi ha trasformato la campagna elettorale in un referendum sulla sua persona? Ma noi gli abbiamo dato una grossa mano non capendo per tempo che stavamo giocando per lui.

Noi deridiamo le sue performance teatrali che ci sembrano ridicole come quella all’assemblea degli industriali di Vicenza? Ma lui parla al ventre molle del paese, mentre noi risultiamo, a torto o a ragione, un poco snob, il che è una contraddizione profonda per una coalizione di centrosinistra.

Lui ci getta tra i piedi la trappola delle tasse dicendo che ne vuole di meno mentre noi ne vogliamo di più? Noi, con candore e perfino stupidità, ci caschiamo parlando in televisione (salvo una correzione tardiva) di cifre che spaventano il nord e particolarmente le realtà a benessere diffuso.

Potrei continuare, ma basta così. L’alternativa a Berlusconi non è l’antiberlusconismo professionale dei comici e dei commedianti, che spesso abbiamo preso troppo sul serio e fatto nostro. È una politica seria, di coesione sociale, che mira anche a dissolvere le paure che un certo estremismo di sinistra infonde ancora a parti importanti del paese.

Anziché fare del facile moralismo dovremmo piuttosto domandarci come mai strati popolari che non tirano la fine del mese si rivolgono al berlusconismo. E perché mai tante persone che detestano la politica, detestano soprattutto noi.

Dire che vi sono delle ragioni storiche precise a questo riguardo e che l’antipolitica è sempre stata di destra è una spiegazione, che però non spiega tutto. La verità è che c’è un vizio di arroganza pseudo intellettuale e di pretesa superiorità morale dentro di noi che ci rende antipatici a molti. Per capire il perché abbiamo vinto in Italia solo per un soffio, dopo cinque anni di governo mediocre, e abbiamo perso nettamente in Lombardia, non possiamo incolpare soltanto il sistema elettorale, che pure è da cambiare in fretta, né le televisioni e i giornali di Berlusconi, argomento frusto e privo di forza persuasiva. Non basta nemmeno accusare il populismo di Berlusconi, perché il populismo è storicamente più fertile al sud che al nord del paese, ma è al nord che noi arranchiamo.

Se vogliamo avvicinarci alla realtà delle cose dobbiamo piuttosto comprendere i limiti del nostro progetto culturale, prima ancora che politico. Dobbiamo sapere che la ristrutturazione dei partiti di Centrosinistra che oggi significa soprattutto la costruzione del futuro partito democratico (DS-Margherita ed altri) deve avvenire lontano dai miti ideologici del novecento e incardinarsi anche e soprattutto al nord. E’ qui che dobbiamo appropriarci e dare un significato innovatore alle parole della sussidiarietà, della libertà delle persone, della questione settentrionale, del patriottismo, dello stato moderno, da rendere presente ma non invadente.

Se riflettiamo serenamente e con severità su questa materia troveremo anche qui la forza per vincere.                                                                                                                                                                          

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Pubblicato il 11 Aprile 2006
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