Approvato il Piano di Zona 2006-2008

Strumento d'elezione per affrontare le problematiche sociali, il Piano di Zona prevede un forte ruolo del privati a fianco del Comune e un'attenzione particolare per la famiglia

Il Commissario Straordinario Paolo Guglielman ha approvato il nuovo Piano di Zona 2006-2008 che, sulla base delle valutazioni dei risultati raggiunti nel periodo precedente, rappresenterà lo strumento programmatorio delle politiche locali in ambito socio-assistenziale per il prossimo triennio.

Il Piano di Zona è un documento che non si limita a definire le scelte di allocazione delle risorse, ma individua gli obiettivi strategici e le priorità di intervento per il triennio di validità, richiedendo quindi un approfondimento sostanziale dello stato dei bisogni e del livello delle risorse presenti sul territorio.
La stesura del Piano cittadino ha rappresentato l’occasione per riflettere sulla domanda sociale nel territorio di Busto Arsizio, che evidenzia con intensità crescente alcune problematiche:
Ø    la mancanza di case con affitti di entità sostenibile;
Ø    la difficoltà di trovare un lavoro stabile;
Ø    l’aumento delle situazioni di disagio giovanile, con particolare riferimento alla fascia pre-adolescenziale.
Da ciò deriva la necessità che la programmazione avvenga in modo integrato tra diversi contesti, con particolare riferimento agli ambiti della formazione professionale , delle politiche del lavoro e alloggiative.

La programmazione del sistema locale dei Servizi Sociali che il Comune di Busto Arsizio intende attuare nel prossimo triennio 2006/2008 mira a costruire un nuovo sistema di relazioni tra i diversi soggetti in campo nell’area sociale.
Definire gli indirizzi generali di governo e di gestione locale sia dell’intero sistema che delle diverse aree e tipologie di intervento, significa avviare un processo di assunzione di responsabilità diffuse tra tutti gli attori sociali coinvolti, di analisi non solo del rapporto domanda/offerta, ma dell’insieme dei fenomeni sociali che a tale domanda sottendono, in una logica che punti a superare le frammentazioni e promuova integrazione e comunicazione con le diverse realtà interessate e con il complesso delle risorse disponibili.

In quest’ottica, il Piano di Zona evidenzia come nei rapporti tra pubblico e privato assume un ruolo sempre più rilevante la presenza del privato sociale, che frequentemente riveste un ruolo di stimolo al lavoro istituzionale, di anticipazione nella risposta ai bisogni emergenti, di integrazione di servizi esistenti e di promozione della solidarietà di base attraverso la rete dei rapporti interpersonali.

Il governo del piano richiede un’attenzione ai problemi sociali, oggi sempre più complessi. In pochi anni infatti, si sono individuate e/o riclassificate categorie di soggetti (ad es. i nuovi poveri, i giovani drop out) in precedenza non conosciuti o non rappresentati, che esprimono una complessità di bisogni a cui è possibile rispondere solo con il supporto di nuove competenze tecniche e con modalità di intervento sempre più integrate.
Il documento, nell’affrontare le diverse aree tematiche (minori, anziani, disabili, nuove povertà) ha posto particolare attenzione alla famiglia, sottolineando la funzione di fulcro che essa riveste nella vita sociale e la necessità, quindi, di valorizzarla e sostenerla nell’impegno della responsabilità genitoriale, nell’accesso al mondo del lavoro, nella protezione della maternità, nella cura dei componenti più deboli.
Alla famiglia deve essere dedicata un’attenzione particolare in quanto ambito primario di crescita dell’individuo, che può consentire il miglior sviluppo delle risorse reali e potenziali della persona sin dalle fasi iniziali della vita.
Nel documento di piano è parso quindi opportuno ipotizzare azioni ed interventi, anche sul piano culturale, dedicati alla famiglia ed in particolare al tema della genitorialità nelle sue diverse espressioni.

Dall’elaborazione del nuovo Piano di zona di Busto Arsizio si evince come una programmazione efficace e aderente alla realtà territoriale debba tener conto di una complessità che richiede di assumere una logica flessibile e partecipativa.
La realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali sul territorio va quindi intesa in senso dinamico, come processo continuo di sviluppo, segnato da mete che vanno conseguite con l’apporto di più soggetti.

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Pubblicato il 30 Maggio 2006
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