«La costanza è stata l’arma in più»
Ivan Basso spiega la sua vittoria al Giro. "Una squadra eccezionale, Simoni l'avversario più pericoloso"
Quando Ivan Basso entra al Circolo della Stampa di Milano, dove si tiene l’ultimo incontro ufficiale con i giornalisti di questo trionfale Giro 2006, il suo volto è madido di sudore. Il sorriso tirato con il quale saluta è termometro di una giornata vissuta a metà strada tra la grande gioia per una vittoria strepitosa e il rammarico per i colpi proibiti arrivati dalla voce di Gilberto Simoni.
Ma Ivan mette subito le cose in chiaro. «Non voglio che qualche insinuazione (in diretta tv a tappa in corso l’aveva definita "porcheria" ndr) rovini una delle giornate più belle della mia vita. La gente ha capito, e me lo ha dimostrato ogni giorno, che il vero Ivan è lo stesso che potete incontrare al bar, al ristorante, in un ritrovo di amici. E ciò mi ha fatto molto piacere».Tolto il sasso dalla scarpa, la maglia rosa ritrova il sorriso più genuino, nonostante il sudore sulla fronte, i capelli per una volta spettinati, la voce che va e viene. «La chiave per la mia vittoria è stata la grande costanza. C’erano sette arrivi da tenere sotto controllo e in ognuno di quei giorni sono riuscito a tagliare il traguardo tra i primi, con grande regolarità. Per questo motivo ritengo di non aver "ammazzato il Giro": non ho mai vissuto una giornata decisiva ma ci sono sempre stato quando contava».
Una vittoria che come sempre il campione di Cassano vuole condividere con la sua Csc. «Non so se in vista del Tour sarà cambiato qualche uomo, per questo bisogna chiedere a Riis. Io voglio sottolineare l’ottimo lavoro svolto tutti i giorni dai miei compagni».
Simoni, terzo nella classifica finale dietro lo spagnolo José Gutierrez Cataluna, torna per forza di cose a fare capolino. «Lui è stato l’avversario pericoloso, perché era sempre in grado di provare l’azione nelle tappe più impegnative».
Infine, prima dei saluti e dell’applauso finale, non poteva mancare un accenno al Tour. «So di avere molti tifosi anche in Francia, ma mi rendo anche conto che se andrò forte anche là ne conquisterò tanti altri».
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