Romania e Bulgaria rimandate a settembre
La commissione europea rimanda all'autunno la decisione finale
Il presidente della Commissione Barroso ed il commissario all’allargamento Rhen hanno presentato alla plenaria del Parlamento europeo il rapporto sullo stato di avanzamento di Romania e Bulgaria. Secondo la Commissione l’UE deve mantenere le proprie promesse, ma deve anche essere rigorosa: «Nel 2007 possiamo accogliere questi paesi, a condizione che rispondano ai criteri previsti per l’adesione», ha dichiarato Rhen.
Dal momento che, nonostante tutti gli sforzi e gli enormi progressi realizzati, alcune aree, come giustizia, lotta alla corruzione e tutela delle minoranze, continuano a destare seria preoccupazione, la Commissione europea aspetterà l’autunno per prendere la decisione finale; «questo approccio – secondo Rhen – sarà il più vantaggioso sia per l’Unione che per i due paesi».
Ricordiamo che Romania e Bulgaria hanno firmato nel 2005 un accordo con Bruxelles che fissa al 1 gennaio 2007 la data di entrata nell’UE; tuttavia tale accordo permette ai 25 Stati membri di posticipare di un anno nel caso in cui i due paesi non siano ancora adeguatamente pronti.
Nel corso del dibattito in aula, sono stati gli eurodeputati eletti nei nuovi Stati membri a dimostrarsi più generosi e comprensivi verso Romania e Bulgaria. Il relatore per la Romania, il socialista francese Pierre Moscovici (PSE), si è rallegrato del "sì condizionale" della Commissione e della decisione di non applicare, ora, la superclausola di salvaguardia, che consentirebbe appunto di rimandare l’adesione al 2008, poiché sarebbe stata una misura "troppo drastica"; questa clausola, a suo avviso, dovrebbe essere utilizzata "solo come ricorso ultimo, in caso di gravi inadempienze", e questo non è accaduto, dal momento che Romania e Bulgaria rispettano i criteri politici ed economici per aderire all’Unione. Il Presidente della delegazione alla Commissione parlamentare mista UE-Romania, l’italiano Guido Podestà (PPE-DE), ha sottolineato gli evidenti progressi ed i risultati raggiunti finora e si è mostrato preoccupato per l’atteggiamento piuttosto pessimistico assunto da Rhen nelle due ultime settimane; «non vorremmo – ha dichiarato – che dovessero prevalere le posizioni di chi, in Europa, giudica gli sforzi di questi popoli sulla base di preconcetti e non dei reali risultatiraggiunti. Viene il sospetto che la data di adesione di questi due paesi sarà condizionata dal cambiamento di atmosfera, nell’opinione pubblica dei Paesi membri, nei confronti dell’allargamento in generale, soprattutto a seguito della mancata approvazione della Costituzione».
Podestà non è l’unico a far notare questo cambiamento di atteggiamento; a due anni dall’ultimo allargamento, il più grande della storia dell’UE, anche alcuni governi dell’Unione europea hanno cominciato a ventilare dubbi circa l’opportunità di un’ulteriore espansione a partire dal 2007. Inoltre, il no alla costituzione ha condizionato le prospettive di molti leader europei ed ha perciò dissuaso l’UE dall’utilizzare gli stessi argomenti del passato, primo fra tutti l’ampliamento come spinta verso la transizione economica e democratica. E’ fra l’altro opinione diffusa in Europa che dietro la bocciatura del testo costituzionale ci fosse un voto di protesta anche contro l’allargamento.
Nonostante i due paesi abbiano cominciato insieme il cammino per entrare in Europa, le differenze nel livello di preparazione sono piuttosto evidenti; la Romania, infatti, allo stato attuale, è più preparata della Bulgaria. La Commissione europea vorrebbe che i due paesi aderissero insieme, ma il principio per cui ogni paese candidato deve essere trattato e giudicato secondo i propri meriti, rimane.
Bisogna sottolineare, infine, che un paese come la Romania ha raggiunto un livello di preparazione che paesi come la Polonia o la Slovacchia, entrati nel 2004, non avevano raggiunto sei mesi prima del loro ingresso nell’UE.In questo clima di generale raffreddamento nei confronti di ulteriori adesioni, l’entusiasmo del 2004 per la riunificazione del continente europeo sembra ormai molto lontano e c’è chi parla già da tempo di "capacità di assorbimento" dell’UE rispetto a nuovi ampliamenti.
Se da una parte il rispetto dei criteri stabiliti nei trattati di adesione e la piena introduzione, nella legislazione nazionale, dell’acquis communautaire sono fondamentali per garantire in Europa una certa stabilità economica e politica, dall’altra parte, allo stato attuale di avanzamento delle riforme, un nuovo rinvio apparirebbe incomprensibile agli occhi dell’opinione pubblica di Romania e Bulgaria, deluderebbe le aspettative e potrebbe nuocere all’immagine della stessa Unione europea in questi paesi.
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