Beep-beep, Musicomix

Sabato 22, a Villa Cagnola, suona il duo Dosto e Yevski con Donna Olimpia. Il concerto è sponsorizzato dall’Associazione Artigiani della Provincia di Varese

Lungo l’irto sentiero che da lì a poco ci avrebbe portati a Nord si ergevano palafitte di cartapesta attraversate dalla luce tiepida e benigna della Luna. Pozzi di buio, crateri di stelle e procaci danze arabesche costringevano gli esploratori a virare vero Sud, dove il suono zampillava nell’aria come i liquori nelle fontane moresche. Per un solo momento ci scordammo del tempo e dei suo inganni. Ma i ricordi, quelli sì, sembravano griot imperiosi, sciamani della guerra e dello spirito condannati a cantare il destino degli uomini.
In quei minuti senza lancette, in quella terra sulfurea dimentica del perdono e della riconciliazione, ci calammo con le funi dell’immaginazione nell’abisso dei sogni. Lì, in un piccolo teatro di periferia, butterato all’esterno da rocce laviche e adornato, una volta superata la soglia, con fluorescenze d’arcobaleno, trovammo l’uomo che parla con più voci, che suona con più mani e che si prende gioco del vizio della bellezza. Musicomix era il suo nome e tanto somigliava a Groucho Marx e a Kurt Weill da restarne imbarazzati. La sua voce, come una conca spaziale, registrava le eco dei pionieri per poi disperdersi nella sconfinata steppa del pianista Dosto e di Yevski, contrabbassista che, dicono, parli ogni sera con Michey Mouse per superare gli scossoni di una inappetenza cosmica. Inappetenza trasformatasi, presto, in appetito leonesco.
Le anime degli artisti si agitano come fragranze nelle ampolle e, appiccicate in un solo corpo, assumono la forma di rari francobolli di piccolo taglio. Mentre le auto targate Mi (bemolle) schizzano sulle corsie dell’immaginazione, note di plastilina alzano la testa verso il cielo per scrutare il tempo di domani.
Poco dopo il Novecento, superata la cortina che ci separa dalle trame di ieri e ci preannuncia l’ignoto del futuro, una figura di donna – Olimpia fischiettante e scenografa mezzosoprano – ci accompagna tra i circuiti di una vecchia radio, vuota e ammutolita. Lo spettacolo sta per cominciare. Lo accoglie un’esplosione di sguardi, un bisbigliare di desideri, un insistente vociferare di parole senza lettere contate e ricontate nelle notti insonni da Yevski. “Lui – ci dicono –  ancora oggi si crede un percussionista segregato nel giganteggiare ligneo del contrabbasso, ma quando l’illusione prende il sopravvento Yevski inizia a picchiettare. Ed è fantastico!”. Il mondo si rivela per ciò che è: una scritta nera su un foglio di carta di riso. La dissolvenza della musica esala il mistero della vita: rumore. Scopriamo che Olimpia arpeggia con la voce come può fare un usignolo. E lascia che le corde vibrino al vento, strapazzate dalle correnti dell’arte contemporanea. Fatale surrealismo! Fatale, moderna società della raccolta differenziata.Olimpia, che gioca il ruolo di una donna delle pulizie, cambia d’abito con la velocità di un giro di giostra: eleganza posticcia confezionata con gli avanzi del consumismo. Abiti di scena ma, in realtà, stracci da spolvero, mocho vileda, strofinacci, pezze per piatti, sacchi della spazzatura. Trionfo della pop-art o condanna del kitsch? Il “j’accuse” diviene allucinato e paradossale; il suono si fa temerario, la recitazione non riconosce alcun codice espressivo. Sono “I motivi della vita”: rappresentazione dell’Es e dell’Io dove Dosto e Yevski – Musicomix – interagiscono con il fantasma di John Cage. Voci della quotidianità, caos e musica, panico da confusione, psicologia delle folle: come trasformare la nevrastenia del mondo in logico equilibrio sonoro. Una linea flebile scintilla come argento nella notte, e i suoni di Brasile e Argentina lasciano tracce di antichi riti mediatici. Come bambini seduti sul trono della fantasia, lasciamo brillare i nostri occhi in attesa dei vecchi cartoon: Popeye, il caro sfortunato Silvestro o forse Titty. Oh, oh mi è semblato di vedele un gatto!

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Pubblicato il 21 Luglio 2006
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