Gli avvocati denunciano: “La nostra professione non è mercificabile”
Prosegue la protesta dei legali. Il presidente dell’Ordine cittadino motiva le ragioni dello sciopero
I rappresentanti dell’Ordine degli avvocati di Varese
denunciano: «Non è possibile commercializzare l’attività forense». A spiegare le ragioni dei legali varesini è Sergio Martelli (a sinistra nella foto), presidente dell’Ordine cittadino: «Il "pacchetto" Bersani vuole trasformare in senso imprenditoriale la figura dell’avvocato – osserva Martelli – ma ciò è in contrasto con la funzione pubblicistica che rivestiamo. La nostra professione è essenziale al funzionamento della giustizia e al mantenimento delle garanzie fondamentali per i cittadini».
In molti, nella nostra città, come nel resto d’Italia, hanno aderito allo sciopero delle udienze che durerà fino al 22 di luglio. Oggi, martedì 11 luglio, in Tribunale, c’è stato un’incontro a porte chiuse di tutti gli aderenti all’ordine per discutere ulteriori iniziative in risposta alle norme presenti nel decreto Bersani: «Non ci sono particolari novità – continua Martelli – attendiamo che si muova qualcosa da Roma». Esponenti dell’ordine hanno preso contatto con i due principali parlamentari varesini della maggioranza: Paolo Rossi della Margherita e Daniele Marantelli dei Ds. È tuttora aperto un tavolo di trattativa in commissione di Garanzia.
La sciopero avviene in violazione delle norme sull’astensione dal lavoro per i servizi pubblici essenziali che prevedono almeno dieci giorni di preavviso. «La decisione è motivata dalla sussistenza di gravi violazioni dei principi costituzionali – spiega Martelli -. Pertanto, in applicazione dell’art. 2 comma 4 dello stesso regolamento, i termini di preavviso sono derogabili». Secondo gli avvocati infatti, questo decreto viola l’art. 24 della Carta fondamentale che proclama la difesa come diritto inviolabile del cittadino. Oggetto della contesa la liberalizzazione dei compensi e della pubblicità.
«Sono misure che favoriscono solo le grosse strutture e danneggiano i piccoli studi e i giovani professionisti – denuncia il presidente dell’Ordine -. A farne le spese sarebbero poi le istituzioni come il gratuito patrocinio, che è una garanzia fondamentale per le fasce più deboli della popolazione, come ad esempio gli immigrati».
Oltre alle liberalizzazioni, gli avvocati non approvano l’abolizione del divieto del patto di quota lite, la norma che impedisce di concordare un compenso sulla base del risultato ottenuto: «Sulla separazione dell’interesse dell’avvocato da divieto assicura l’indipendenza del legale rispetto agli interessi del cliente e contrasta l’aumento di litigiosità finalizzata ad aumentare il profitto del difensore. Il decreto, abolendo tale divieto, entra in contrasto con norme, non solo del codice deontologico, ma anche del codice civile, per cui con la stessa legge italiana», prosegue Martelli.
Per ora si attendono sviluppi nella trattativa, ma il decreto è stato avvertito come uno schiaffo dall’Ordine, anche perché, prima della sua emanazione, non sono stati sentiti i rappresentanti della categoria: «La mancata concertazione è sicuramente uno dei motivi che ci hanno spinti a misure drastiche come lo sciopero», conclude Martelli.La community di VareseNews
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