In Libano torna a scorrere il sangue
A 16 anni dalla fine della lunghissima guerra civile, il paese dei cedri è sottoposto alla rabbiosa reazione militare di Israele per gli attacchi subiti da Hezbollah
Il Libano sta passando i suoi momenti peggiori da parecchio tempo in qua. Dopo anni di apparente stabilità sotto la pesante tutela della Siria, vera vincitrice della lunga e sanguinosa guerra civile libanese (1975-1990), il paese si era finalmente liberato dello scomodo padrone dopo l’assassinio del primo ministro Rafiq Hariri, delitto che è stato imputato ad ambienti di Damasco scatenando una pacifica rivolta popolare; ma i fantasmi del passato sono tornati ben presto a farsi sentire. Le milizie sciite di Hezbollah (il "Partito di Dio") hanno infatti rapito due soldati israeliani uccidendone altri quattro nei giorni scorsi, "in sostegno" alla lotta anti-israeliana dei sunniti palestinesi di Hamas a Gaza – anche qui la causa scatenante della reazione militare di israele è stato il sequestro di un soldato.
Hezbollah, denunciato dalla stampa occidentale come partito filo-siriano e filo-iraniano ad un tempo, è un movimento fortemente radicato fra le masse sciite libanesi e gli strati più poveri della popolazione musulmana, e pronto ad allearsi con chiunque contro gli odiati israeliani: non è un caso che riceva sostegno da due Paesi nemici mortali di Israele come Siria ed Iran.
Il problema è che Hezbollah partecipa al governo nazionale libanese: da qui la reazione armata dello Stato ebraico, che ha definito "un’azione di guerra" quella compiuta ai suoi danni dai miliziani sciiiti. Aerei con la stella di David hanno bombardato pesantemente fra ieri ed oggi l’aeroporto ed i quartieri meridionali di Beirut, provocando vittime a dozzine fra la popolazione sciita che vi abita. Hezbollah ha risposto lanciando un missile sulla città israeliana di Haifa, fortunatamente questa volta senza provocare vittime, ma dimostrando di avere a disposizione mezzi di notevole gittata. Oggi il primo ministro di Israele Olmert ha avanzato una proposta di cessate il fuoco a tre condizioni: primo, che vengano liberati i due soldati rapiti da Hezbollah; secondo, che si ponga fine una volta per tutte agli attacchi a colpi di razzi verso il territorio dello Stato ebraico, e terzo, che il governo libanese applichi la risoluzione ONU 1559, disarmando le milizie di Hezbollah. Il governo italiano tenta di mediare, deplorando a un tempo i rapimenti e gli attacchi da parte dei terroristi e l’escalation militare di Israele; ma la posizione di tutta l’Unione Europea in genere appare debole e poco convincente di fronte ad uno scenario che sfugge di mano di ora in ora.
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