A 42 anni ancora in campo. Rosin highlander del calcio
Oltre 600 partite in carriera in tutte le categorie professionistiche. Il debutto 24 anni fa, ha giocato con Maradona e Baggio
Ha ventiquattro anni in più del portiere avversario. E da ventiquattro anni, ogni benedetta domenica, sale sul pullman per andare a difendere una porta su un campo di calcio. Ha giocato dalla serie A alla C2, collezionando 605 partite in tutte le categorie professionistiche. L’esordio risale al 24 ottobre del 1982 , la squadra è l’amata Sampdoria, dove è cresciuto calcisticamente. Dopo Genova, ha vestito la maglia di squadre importanti come: Reggina, Foggia, Ternana, Brescia e Pisa. (foto di Simone Raso)
Mauro Rosin compirà 42 anni il 29 settembre prossimo e da quattro stagioni gira con un manipolo di giovanotti del Montichiari, per partecipare al campionato nazionale di serie C2. Ragazzi del 1988, il più vecchio è del 1975. Potrebbero essere tutti suoi figli.
Rosin è in splendida forma e contro il Varese ha dimostrato ancora una volta che per lui l’età anagrafica non è un limite. Al Franco Ossola si è guadagnato la pagnotta, parando con sicurezza almeno tre tiri insidiosi e intuito (ma solo intuito) l’angolo del rigore calciato da Savoldi.
È l’ultimo ad uscire dagli spogliatoi, lo precedono visi da bambini e adolescenti. Con loro ha solo in comune i capelli lunghi, un po’ sbarazzini. «L’anno prossimo – dice il portiere – giuro che smetto. Lo faccio ancora con entusiasmo, ma si fatica molto a recuperare gli infortuni e la stanchezza».
«È esplosivo come un ventenne. Un highlander del calcio» rilancia Gianluca Savoldi, che lo ha avuto come compagno di squadra a Pisa.
(foto di Simone Raso)
Ha la calma del veterano, quella calma che ha solo chi ha già visto tutto quello che doveva vedere, compreso lo scandalo di "Calciopoli": «Non credo – dice Rosin – che quello che è successo abbia cambiato il sistema. Chi detiene il potere nel calcio continua a detenerlo. Il tasso tecnico sui campi si è abbassato molto e questo è uno dei tanti effetti di un sistema non sano. Un tempo la serie C valeva una serie B di oggi. Tutto è basato sul fisico, raramente oggi sui campi di calcio vedi dei guizzi di talento».
Lui è sceso in campo con campioni che facevano sognare, mostri sacri della pedata che facevano numeri da sogno indipendemente dalla pancia e dalla prestanza: «Maradona e Baggio erano uno spettacolo affascinante. Nessuno più, dopo di loro»
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