Aula magna strapiena per ascoltare la vita delle donne
La prima presentazione - spettacolo di "Donne raccontano donne" dell'editore Benzoni ha avuto uno straordinario successo di pubblico
L’aula magna dell’Università dell’Insubria a Varese gremita di donne e di uomini. Anche l’atrio è affollato. Non si riesce ad entrare nella sala. E’ accaduto nella sera di venerdì 10 novembre per la presentazione del libro “Donne raccontano Donne”, curato da Claudio Benzoni e che ha visto la partecipazione delle quaranta autrici. Forse sarebbe meglio chiamarle narratrici. Nel libro, le donne sono protagoniste nell’esporre le loro storie, i loro percorsi attraverso le parole. E a fianco altre donne, con i loro sguardi ne catturano l’essenza nelle bellissime immagini, che nel volume edito dallo stesso Benzoni, affiancano ciascun testo.
E’ stato così anche quando Silvia Sartorio, attrice teatrale e una delle protagoniste, ha interpretato brevi stralci di ciascuna narratrice, mentre le immagini proiettate davano volti corpi e spazi alle parole. E’ stato emozionante, perché in quelle immagini, in quelle parole ci si identifica; perché quelle donne raccontano di passioni, di vita quotidiana, di fatiche e di sorrisi, di vite combattute, ma anche di grandi ricchezze.
“E’ un patrimonio del nostro territorio, ancora non scoperto a sufficienza”, dice Claudio Benzoni a Cesare Chiericati giornalista della Radio Svizzera Italiana, che introduce e guida la serata. Il libro rappresenta l’incontro del cortile, il vedersi e il raccontarsi un po’, anche se ci si conosce già di vista, riscoprendo e valorizzando la ricchezza di Varese dell’essere ancora città di provincia. Quasi, un paese in cui ci si conosce un po’ tutti, almeno di vista. E ieri sera la capacità di incontro è esplosa, offrendo al vastissimo pubblico la possibilità di entrare nelle descrizioni delle vite delle donne che si sono raccontate.
La prefazione di Dacia Maraini al libro definisce il potere silenzioso delle donne che, attraverso i secoli e gli spazi, tramandano il sapere della vita, la capacità di generare vite e di creare e di sviluppare idee e progetti, a volte anche contro il comune buon senso, rompendo schemi e creando competenze, spesso tradizionalmente maschili. Ma, come ieri sera gli uomini in sala erano tantissimi, così nel libro rientrano come padri, compagni di vita o figli pazienti, come ordito nelle tessiture femminili, come parte integrante e complementare dei giorni delle protagoniste.
Si ha l’impressione che il libro sia un fermo immagine, una foto di un processo incessante e continuo nel tempo. Ne è stata prova la performance finale con la quale Silvia Sartorio, la danzatrice Daniela Macchi e la pianista Chiara Nicora, hanno dato nuova linfa vitale alle testimonianze presenti nel libro. E’ una fiducia profonda l’affidarsi l’una all’altra, allo sguardo delle donne fotografe che sentono e interpretano, come il trasmettere le proprie storie personali ad un pubblico che non si conosce, a volte, neanche di vista. E’ la sfida che queste donne hanno raccolto e interpretato attraverso se stesse, mettendosi in gioco completamente e gratuitamente.
Ma , come narrano i versi della poesia di Marisa Ferrario Denna, che chiudono il libro:
(…)
“Torneremo a parlare
-una sera – ritessendo
le chiome disfatte.
Torneremo di nuovo
-una sera-
con le chiome di mille
anni fa.
*Della redazione di Nazione Indiana, il blog letterario più letto d’Italia.
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